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Effetto De Magistris

Durante l’infuocata campagna elettorale per le amministrative si è fatto tanto parlare, con risultati che necessariamente sono sfociati nell’umorismo involontario, del famigerato “Effetto Pisapia”, per bocca del tristanzuolo Red Ronnie e di tanti esponenti del centro-destra che hanno tuonato contro il pericolo comunista, unica strategia usata da questa parte politica durante suddetta campagna.

Ora che le amministrative sono terminate con i risultati che tutti ormai ben conoscono, con l’opposizione che ha letteralmente stracciato tutti i rappresentati di partiti e liste di governo, quello che mi preme commentare non è tanto il risultato, di per sè già abbastanza significativo e indicativo di come il popolo ormai percepisce gli attuali esponenti della maggioranza, ma le persone che sono uscite vincenti da questa lunga e animosa battaglia.

Mettendo da parte quello che è accaduto a Milano, con il trionfo di Pisapia, una persona mite additata come il più incallito dei rivoluzionari, la mia attenzione si sposta principalmente verso quello che è accaduto a Napoli, dove l’ex magistrato Luigi De Magistratis ha affossato la concorrenza dell’avversario Gianni Lettieri, sostenuto dalla coalizione di governo e da ben 12 liste in totale.

De Magistris si è laureato sindaco della città partenopea ottenendo il 65,37% dei consensi, con il solo appoggio della lista del suo partito, l’Italia dei Valori, dei comunisti,  del piccolo “Partito del Sud” e di una lista civica, rifiutando categoricamente l’appoggio esplicito del Partito Democratico, che al primo turno ha sostenuto un altro candidato, da lui sonoramente battuto in sede di primo turno.

L’elezione e la vittoria schiacciante di De Magistris è una delle dimostrazioni più lampanti di quanto sia vincente in questo particolare la politica del fare rispetto a quella del dire, quella delle persone vere rispetto a quella dei fantocci messi dai partiti. Come molti sapranno, infatti, l’ex pm ha dovuto lasciare la carica di magistrato in seguito al continuo ostruzionismo cui erano sottoposte le sue indagini che hanno più volte sfiorato  cariche importanti a livello statale e amministrativo, fra cui vanno ricordate quella di Cesa (segretario dell’Udc), di Frattini (attuale ministro degli Esteri) e soprattutto di Clemente Mastella, all’epoca ministro della Giustizia.

La simpatia e la fiducia di uomo onesto e perseguitato,  perché faceva correttamente il suo lavoro, hanno fatto breccia nel cuore della gente già alle scorse europee del 2009, quando con 415.646 preferenze, è risultato il secondo candidato più eletto d’Italia dopo Berlusconi.

Per commentare i suoi successi, prima della sua avvenuta elezione, ho chiesto un parere a Fabrizio Ferrandelli, uno dei giovani più attivi nella politica palermitana, capogruppo dell’Idv al Consiglio Comunale di Palermo, proponendogli un parallelo con la situazione del capoluogo siculo, che fra 12 mesi sarà chiamato a eleggere il proprio sindaco dopo i due discutibili mandati di Diego Cammarata.

“La società napoletana – ha detto Ferrandelli –  è molto simile a quella palermitana.  La gente votando De Magistris ha voluto dare un grosso segnale di discontinuità, nonostante non sia stato appoggiato da tutto il centrosinistra. Il successo è dovuto alla nostra strategia, vincente perché parliamo direttamente alla gente, non attraverso le segreterie dei partiti. Io sono assolutamente per l’unità di tutto il centrosinistra, ma qualora dovesse il Pd scegliere diversamente, noi prenderemo i nostri provvedimenti, potremmo prendendo in considerazione una progettualità simile a quella di Napoli, anche se io, insisto sulla carta dell’unità. Faraone? (esponente del Pd, ndr) La sua al momento non è altro che un’autocanditatura, piuttosto mi auguro che il prossimo candidato sindaco venga fuori dal percorso delle primarie, cosa che noi sosteniamo fermamente da due anni a questa parte, ritenendolo l’unico e più sicuro strumento per la scelta di  un candidato, nella speranza che queste siano ricche di partecipazione, organizzate alla perfezione e con tanti validi elementi aspiranti”.

Fra un anno vedremo, sperando per il meglio, intanto il più grosso in bocca al lupo va ora ai napoletani e al loro nuovo sindaco “per” Napoli,  Luigi De Magistris.


Rosso di vergogna

“Primo esempio del vento che sta cambiando a Milano: cancellato LiveMi di sabato 21 maggio, in Galleria del Corso. Era l’inizio di LiveMi 2011 (che se vincerà Pisapia sarà cancellato dai progetti del Comune). Dava spazio a gruppi e artisti emergenti che potevano esibirsi con brani propri. In compenso Pisapia sta pensando a un megaconcerto con Jovanotti, Ligabue e Irene Grandi. Per dare voce a chi non ce l’ha (18 maggio alle ore 11.15) “.

Con questa risibile affermazione Red Ronnie ha scatenato il tormentone dell’ultima settimana. Lo storico deejay bolognese, ormai da anni un desaparecido del video, negli ultimi tempi aveva lavorato a fianco della Moratti al Comune di Milano, in qualità di esperto di immagine (?), cosa che nel frattempo,  oltre a procurargli qualche discreta sommetta (poi dice che in Italia la beneficienza non si fa abbastanza…), gli permetteva di lanciare progetti finanziati dall’amministrazione, come questo famigerato LiveMi, la cui validità (non essendo milanese) mi pare tutta da verificare.

Però il povero Red (che negli anni 70 a Bologna era attivo sulle frequenze delle radio libere, lanciando strali contro le autorità), a quanto pare è stato esautorato, emarginato e messo da parte a causa di questo inarrestabile e fantomatico “effetto Pisapia”. In pratica, il terribile stalinista terrore dei sette mari e dei cinque continenti, il mite avvocato Pisapia, avendo portato la Moratti al ballottaggio e avendo chiuso il primo turno in vantaggio si è permesso già di prendere le redini dell’amministrazione locale, chiudendo una manifestazione già programmata. Ovviamente il  Rosso non se la poteva mica prendere con l’amica Letizia, che cammina con le coda in mezzo le gambe e lancia col suo partito accuse infantili contro gli avversari…

Naturalmente Pisapia è pure accusato di voler tenere mega-concerti a Milano, cosa piuttosto inusuale nel capoluogo meneghino, se non sbaglio.

Però come per la Moratti, chi la fa l’aspetti, caro Red. I suo fan su Facebook sono aumentati da poco più di 4 mila a 12 mila nel giro di una settimana. Ma non c’è nessun “effetto Moratti”. Si tratta di avventori che hanno trasformato la bacheca del “gran comunicatore” in un cumulo di ironiche battute sull’ “effetto Pisapia”, addossandogli, proprio come ha fatto Ronnie, le accuse più assurde e stravaganti.

Da molto tempo ormai Red Ronnie non risponde più alle migliaia di battute che gli arrivano nella bacheca, affidando le sue risposte soltanto a dei video, che sono intrisi di un raro e significativo umorismo involontario, come quello della figlia che accusa gli utenti di “commettere reati federali”. A voi il giudizio di una tale simpatica affermazione. Io credo che la bimba abbia passato troppo tempo davanti la tv.

Un’altra cosa curiosa è che il rosso non ha chiuso la bacheca, forse gli fa piacere avere tutti questi “fan”? Contento lui…

La settimana scorsa nel profilo de Le Iene è accaduto qualcosa di simile, con migliaia di juventini che insultavano e inveivano contro la redazione per l’intervista a Moratti. Naturalmente loro hanno pensato bene di chiudere (momentaneamente) la bacheca e cancellare i messaggi offensivi.

Ma Red no. Forse non sa nemmeno come si fa? Se ha bisogno di aiuto…

Comunque da qualsivoglia parte la si guardi questa storia è desolante per lui, la Moratti e tutti i loro sostenitori, con la loro campagna ridicola e votata alla caccia del comunista.

Di rosso c’è soltanto Red Ronnie, ma di vergogna.

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Chi la fa l’aspetti

La campagna elettorale per le amministrative comunali di Milano è stata sinora una delle meno edificanti del già sconfortante panorama politico italiano. Sono volate accuse e colpi bassi, spesso infondati, alcuni infamanti.

Protagonista assoluta la famiglia Moratti con il sindaco uscente Letizia e la cognata Milly, l’una candidata alla rielezione e l’altra aspirante consigliere nella lista dell’avversario Pisapia. Due donne che non potrebbero più diverse.

La Milly, first lady degli interisti, si è lanciata in improperi banali su Berlusconi, che, secondo lei ha, fra l’altro snaturato l’identità del Milan, del quale lei si è confessata tifosa in gioventù. Cosa che tra l’altro nasconde il grande sforzo che dovrebbe fare in caso di sconfitta della cognata, ovvero quella promessa di gridare persino “Forza Milan”. Ma se è (era) milanista, che voto mai sarebbe? Risibile poi quell’accusa a Berlusconi. Lo credo bene che ha snaturato l’identità del Milan che lei ricordava da ragazza, prima era una società sempre in bilico economicamente e spesso perdente, adesso è una squadra vincente e fra le più amate e conosciute del mondo! Anzi, come piace tanto far notare all’entourage di Arcore, il Milan adesso è il club più titolato del mondo! Insomma di tante frecce che aveva al suo arco per attaccare Berlusconi, Milly ha decisamente scelto il peggiore.

Ma il fondo l’ha toccato Letizia con quell’infamante calunnia e la menzogna con la quale ha ignobilmente e ingiustamente accusato il suo contendente Pisapia di essere un ladro di automobili. Un procedimento che risale al 1977 e che si è concluso con una totale assoluzione. La cosa grottesca è che la Moratti accusa il suo avversario con le armi che lei e il suo leader si sentono continuamente usate contro, quella della giustizia e dei magistrati, nemici giurati del fantomatico “Popolo delle Libertà”.

Questo disarmante teatrino ha però portato una bella novità. Al momento infatti Pisapia pare essere in vantaggio di ben cinque punti percentuali nei confronti della sua avversaria, che molto probabilmente sarà costretta al ballottaggio, contro ogni previsione, dando una pesante spallata al Governo, dove la Lega potrebbe cominciare a fare la voce grossa, mandando tutto all’aria.

Così impari Letizia, chi la fa l’aspetti.


Baarìa

Si voterà il 29 e il 30 maggio (con eventuale ballottaggio il 12 e il 13 giugno) a Bagheria per l’elezione del sindaco e il rinnovamento del Consiglio Comunale.

Il voto avverrà secondo la vecchia legge elettorale che prevede che la preferenza data alla lista, nel caso in cui non venga specificato il voto per un diverso candidato a sindaco, vada automaticamente al candidato sindaco collegato alla lista.

Intanto la campagna elettorale già è infiammata dalle polemiche.

Il sindaco uscente, Biagio Sciortino, si è visto negare l’appoggio dal Partito Democratico che ha scelto come candidato la professoressa Vittoria Casa, e per contro, l’attuale primo cittadino bagherese, sostenuto dall’Api e da alcune liste civiche, ha lanciato un proprio sito internet dove intende dare dura battaglia per sostenere la propria rielezione.

Ma al di là delle polemiche, che in sede elettorale non mancano mai, viene alla luce la disastrosa situazione nelle quali versa Bagheria, il più grosso centro in provincia di Palermo, forte di un bacino di circa 60mila abitanti e facente ormai parte a pieno diritto dell’hinterland più popoloso alle spalle del capoluogo siculo.

Una cittadina preda ormai del caos che non riesce più a soddisfare le più elementari esigenze degli abitanti.

I rifiuti abbondano in una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto nei pressi dell’ex clinica Villa Maria Cristina, e gli utenti devono ringraziare qualche santo di buon cuore se le strade non sono ricoperte ogni giorno di spazzatura, cosa che comunque avviene con discreta solerzia.

Le condizioni dell’asfalto stradale cittadino sono penose, fra buche e dissestamenti, mettendo a dura prova le sospensioni delle automobili e la pazienza degli automobilisti, mentre sono risibili i semafori installati (primo fra tutti quello dell’incrocio fra via città di Palermo e via Dante) che continuano a non funzionare, ma imperterriti lampeggiano il giallo.

Eppure il capolavoro del sindaco Sciortino e la sua amministrazione è stato quello di chiudere al traffico il Corso Umberto, la via principale e di maggior afflusso dei bagheresi, dove si concentra la più alta densità di commercianti, che da due anni a questa parte, lamentano una grave perdita di clienti, poco propensi a lasciare l’auto (d’altronde non ci sono i parcheggi) per passeggiare lungo il corso.

Con queste premesse più che una battaglia elettorale sembra una partita a perdere da parte del sindaco uscente, e chi vorrà subentrare dovrà fare tante di quelle promesse di cambiamento che gli elettori faticheranno a sorbirsi.

Ed è quasi certo che saranno gli elettori e i cittadini di Bagheria i primi a perdere, sempre che in questo mare di desolazione non affiori un improbabile deus ex machina che faccia piazza pulita.

 


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