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«Nel sistema giudiziario statunitense…

…i reati a sfondo sessuale sono considerati particolarmente esecrabili. A New York opera l’Unità Vittima Speciali, una squadra di detective specializzati che indagano su questi crimini perversi. Ecco le loro storie».

Questo è l’incipit che accompagna l’inizio di ogni episodio di Law & Order: Unità Vittime Speciali, spinoff dell’originale Law & Order e che è adesso giunto alla dodicesima stagione, continuando a mietere successi di ascolti e premi televisivi sin dalla sua prima apparizione in video, nel 1999.

In Italia è possibile vederlo su Rete 4 e sul canale Joy del pacchetto Mediaset Premium sul terrestre, e su Fox Crime per quel che riguarda la trasmissione sul satellite.

Lo sviluppo dell’azione prevede che nell’intro del telefilm, prima della sigla, sia svelato un crimine sessuale, e poi le indagini svolte dalla squadra che portano poi alla fase processuale, condotta dal vice-procuratore assegnato alla sezione.

Grazie alla perfetta simbiosi e alla caratura del cast, nonché il livello granitico delle sceneggiature, la serie, nonostante vada avanti da più di un decennio, continua a mantenere una qualità di alto profilo, dove spicca in particolare la straordinaria coppia di detective formata dagli attori Christopher Meloni e Mariska Hargitay, che per le sue interpretazioni nel telefilm ha ottenuto un Golden Globe e un Emmy Award.

L’unico aspetto meno convincente è quello legato a un certo ideale revanchismo di fondo, che porta spesso a giustificare l’utilizzo barbaro della pena capitale. Niente di così stupefacente se facciamo riferimento al sistema giudiziario americano e soprattutto se veniamo a conoscenza che il tutto è prodotto da Ted Kotcheff, non a caso il regista di Rambo, che per revanchismo non è mai stato secondo a nessuno.

La serie, spesso basandosi su fatti di cronaca realmente accaduti, mette in luce uno sconcertante sottobosco di mondo malato che si cela dietro la contemporaneità, scoperchiando disgustosi vasi di pandora concernenti i reati sessuali, che negli ultimi decenni sono cresciuti a dismisura, dagli stupri agli omicidi a sfondo erotico e soprattutto la pedofilia.

Ma si tratta comunque sempre di fiction, perciò ogni singolo episodio (salvo rarissime eccezioni), porta alla risoluzione del caso, e pur lasciando un grande senso di amarezza,  giunge almeno a portare giustizia alle vittime, senza che le ferite e lo perdite subite, siano però mai colmate.

Questo accade in televisione e nel sistema statunitense, ma da noi?

Un perfetto caso per i detective Benson e Stabler (rispettivamente Hargitay e Meloni) sarebbe quello venuto alla luce durante un servizio mandato in onda da Le Iene la settimana scorsa e che potete vedere nel video linkato qui.

La storia comincia nel settembre scorse, quando la iena Paolo Calabresi è stata contattata da una madre afflitta dalle molestie subite da parte della figlia undicenne da un parente prossimo. Il racconto è a dir poco raccapricciante, con il pedofilo protagonista di sezioni di masturbazioni alla webcam e video pornografici inviati alla piccola, che da allora soffre di gravi disturbi dati dalle molestie subite.

Il dubbio e i problemi sorgono quando la madre racconta che il maniaco è un carabiniere. Una volta denunciato il fatto è stato invitata a sporgere denuncia contro ignoti per evitare eventuali querele e diffamazioni, ma da allora niente è stato fatto, con l’aggravante che il carabiniere molestatore vive nello stesso quartiere della piccola vittima, costringendo così la madre e la sua famiglia a trasferirsi.

La divisa, è questo il forte sospetto, sembra essere lo scudo che protegge questo vile criminale dall’incriminazione.

In attesa che la Polizia e l’autorità giudiziaria facciano finalmente luce sulla questione (comprovata dai fatti e dalle documentazioni presente nel pc della bimba, portate dalla madre della vittima) non si può che esprimere con estremo disprezzo il proprio disgusto per la situazione.

Augurandosi che questo mostro non continui a perpetuare altrove la sua schifosa perversione e che trovi presto il posto che gli spetta: la galera.


 

 


Casi umani

É agli arresti domiciliari Luisa Pollaro, la madre della piccola Adelaide Ciotola, indagata con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico e falso materiale. Con lei sono finiti sotto inchiesta anche il marito, Vincenzo Ciotola, e un amico di famiglia.

Ai più probabilmente i nomi non diranno granché, ma questi sono i protagonisti di una delle più sconcertanti nefandezze alle quali non riusciamo ad abituarci.

La Pollaro, infatti, da mesi era riuscita a raggranellare un considerevole gruzzolo, ospite in televisione e in varie trasmissioni di ogni genere e canale, grazie alla raccolta fatta per la figlia, la quale, secondo quanto raccontavano le due, era affetta da una gravissima e rara malattia degenerativa, la sindrome del lobo medio.

Strappando lacrime a tutto spiano da Canale 5 a Rai Uno. Impressionanti le performance della piccola Adelaide che riusciva a commuovere gli altri ospiti presenti e milioni di spettatori a casa.

Ma il solerte lavoro della Iena Luigi Pelazza ha scoperchiato un disgustoso vaso di Pandora: la piccola gode di ottima salute e il tutto non era altro che una messinscena atta a spillare soldi agli inconsapevoli spettatori e alle celebrità che si prestavano nel fornire solidarietà alla bambina malata.

Una volta venuta fuori la verità, il mondo di facebook e dei social network si è scagliato contro la famiglia della vergogna a reclamare giustizia, ma ormai il danno è fatto e io mi mobiliterei piuttosto in un senso più radicale.

Il tristissimo retrogusto amaro di questa squallida vicenda mi porta infatti a fare principalmente due riflessioni.

La prima riguarda Adelaide, la bimba educata a dichiarare il falso, a recitare menzogne in televisione davanti alle telecamere e a un pubblico vastissimo. Che futuro potrà avere questa bimba? Che cosa ha fatto di male per meritare dei genitori simili? La cosa drammatica è che di questo sconcertante fatto, la vittima più indifesa pare essere proprio lei.

La seconda riguarda il tipo di trasmissioni che ha ospitato Adelaide e quella degenerata di madre, le cosiddette trasmissioni di casi umani.

Si è detto mille volte che è orrendo speculare ascolti su casi simili, sulla sofferenza della gente.

Ma alla luce di questi fatti non è altrettanto orrendo speculare sulla buona fede degli spettatori?

I soliti inutili enti come il Moige e l’Osservatorio per i Diritti dei Minori o l’Anti-Trust, la Vigilanza, continuano a non muovere un dito.

Beh, io il dito da muovere ce l’avrei, ma non sarebbe un gesto elegante.

Ma bando alle ciance, a cos’altro dobbiamo assistere per non vedere più in televisione trasmissioni del genere?

Intanto un gesto veramente elegante sarebbe quello di usare un dito (l’altro) per cambiare canale o spegnere la tv, in attesa che qualcuno di dovere intervenga finalmente con decisione.


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