Oh mio dio hanno ucciso Kenny!

Oh mio dio hanno ucciso Kenny!

L’indimenticabile tormentone  è naturalmente quello andato avanti per le più svariate edizioni di South Park.

Scomparso, riapparso, nuovamente riapparso e ancora una volta scomparso è una delle più lampanti prove dell’assoluta libertà creativa di quella che considero la più innovativa e dissacrante serie a cartoni animati mai apparsa nel piccolo schermo e che,  a partire da stasera alle 23, e ogni martedi e mercoledì su MTV, sbarca in prima visione sull’analogico e digitale terrestre con la tredicesima e quattordicesima stagione.

Nonostante siano passati ormai ben 17 anni dal suo sgangherato e fortunato debutto,  la creatura dei geniali Tray Parker e Matt Stone non dimostra il benché minimo segno di cedimento, e anzi perpetua in un rinnovamento che è al contempo nel solco della continuità dei dissacranti autori,  che in tutti questi anni mai hanno dimostrato cedimenti e non hanno mai risparmiato nessuno dalla loro acida, violenta e pungente satira, politicamente scorretta e diretta a chicchessia,  dai politici,  alle celebrità,  alle istituzioni,  ai disabili,  agli omosessuali, agli ebrei e chi più ne ha più ne metta.

Una satira assolutamente bipartisan tanto che politicamente i due scagliano i loro avvelenati aculei da qualunque parte tiri il vento, tenendo in piedi un eccellente piano narrativo,  benché apparentemente fondato sul delirio,  senza farsi mancare gustosi richiami citazionisti.

Lontano dai deliri narrativamente un po’ pasticciati e rassicuranti dei Simpsons, dalla satira troppo criptata di Futurama,  dalle facilonerie dei Griffin e American Dad,  South Park rimane un prodotto assolutamente unico e avulso da tutto il resto del panorama televisivo,  distinguendosi pure per esperimenti di meta-televisione come nel caso dell’episodio in due parti Cartoon Wars (decima stagione) dove appunto si sbeffeggiava la mancanza di sostanza delle serie di Seth MacFarlane o ancora nella puntata della sesta serie titolata I Simpson l’hanno già fatto,  nella quale si faceva riferimento alla propria presunta mancanza di originalità.

Inoltre uno dei tratti distintivi di South Park è quella che, usufruendo di una tecnica di animazione che si realizza in tempi rapidi, riesce a stare al passo della contemporaneità cavalcando l’onda di eventi recentissimi, rimanendo sul pezzo e non scadendo nell’obsoleto.

Fra le vittime della tredicesima stagione (andata in onda lo scorso anno su Comedy Central) i Jonas Brothers e la Disney, Nolan e il suo Cavaliere Oscuro,  la crisi economica,  Kanye West, l’ecatombe di celebrità avvenuta nel 2009, i soliti ambientalisti e hippie (fra i bersagli preferiti) e naturalmente non poteva mancare una gustosissima parodia di Avatar e dei talk show politici repubblicani, dove troviamo un Eric Cartman in grande spolvero nell’episodio Balla coi puffi.

Ma a dimostrazione di un ingranaggio che migliora col passare degli anni, la quattordicesima stagione (attualmente in onda su Comedy Central)  raggiunge vette clamorose: si parte con la dura reprimenda e presa in giro delle celebrità “vittime della sesso-dipendenza” (Dipendenza da sesso) per proseguire con una sfrontata distruzione del mito del Giovane Holden (La storia di Scroto McPalledipus).

E non poteva certo mancare Facebook preso di mira con Hai zero amici.

Il vero capolavoro è pero nelle puntate 200 e 201 (così titolate) che sono un eccellente compendio di 14 anni di avventure, gag e personaggi, il cui unico limite è forse quello di essere troppo diretto ai fan della serie, visto che molti non apprezzerebbero lo spirito citazionista dei due episodi, nei quali vengono pure chiariti alcuni punti nascosti nelle vite dei personaggi.

Disabili e dipendenza dalle droghe sono protagoniste dell’allucinante Un’estate diversa, corse Nascar e pubblicità demenziali al centro di Povero e stupido, reality e tv spazzatura in New Jersey, mentre lo spassosissimo Insheeption altri non è che una intelligente e sarcastica parodia di Inception e dei film con le trame complesse.

Nelle tre puntate del Procione e i suoi amici,  risaltano il gusto di Parker e Stone di giocare con gli stilemi narrativi dei comics movie,  senza perdere d’occhio le pesantissime e potenti frecciate,  indirizzate questa volta ai pasticcioni malfattori della BP.

L’ultimo episodio, Crème Fraiche, è una delirante parodia di tutti i cuochi televisivi che intasano il satellite, contornata da una serie di esilaranti doppi sensi.

E allora non resta che accomodarsi in poltrona e gustarsi queste due ultime stagioni di una serie che non riesce a perder colpi o appassire, ma anzi continua nella sua opera di perfezionamento, e dove fra volgarità e finezze,  si trova anche il tempo di riflettere amaramente.


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