La venticinquesima ora

Quanti di voi hanno ammirato (o meno) o comunque visto e conosciuto, l’omonimo straordinario film di Spike Lee, si saranno sicuramente già fatti un’idea dell’argomento che mi accingo ad affrontare.

Per i più distratti, o per coloro i quali non hanno avuto ancora modo di conoscere tale film, mi limiterò a descriverne brevemente la sinossi che vede Edward Norton giocoforza impegnato a vivere il suo ultimo giorno di libertà, prima di affrontare sette duri anni di carcere, da scontare in virtù di un reato commesso, nello specifico caso trattasi di spaccio e commercio di cocaina.

Dunque colpevolezza e innocenza non sono in modo assoluto protagonisti, non è un racconto processuale di una vicenda giudiziaria, ma il semplice e commovente, tragico, duro e mai patetico sviluppo di una triste vicenda umana.

Una vicenda umana che nell’ultimo giorno ha come protagonista, l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore “Totò” Cuffaro, consegnatosi spontaneamente a Rebibbia, in virtù della condanna definitiva a sette anni di carcere, emessa ieri l’altro dalla Corte di Cassazione.

Come già detto, non sono in discussione colpevolezza o innocenza, nè tantomeno la pesantezza (o la leggerezza) della condanna, e nemmeno la gravità dei reati a lui contestati, ma la dignità di un uomo di fronte alla sconfitta, una cosa quantomai rara in tutti i campi di questa nostra sempre più povera Italia, dalla politica allo sport.

Imparare dai propri errori è il più grande insegnamento che si può trarre dalla vita, e Cuffaro dopo poco eminenti teatrini di coppole e cannoli, si è via via dileguato per combattere degnamente in tribunale, fino alla ultima accettazione del verdetto definitivo, che ha suscitato clamore in generale, sdegno e dolore nei suoi sostenitori e familiari, oltreché il becero e bieco pugno alzato in segno di vittoria di alcuni (fortunatamente pochi) sociopatici oppositori.

In tal senso mi pare d’uopo rimarcare il grande esercizio di nobiltà espresso dall’associazione Muovi Palermo, che invita a festeggiare la condanna, con tanto di party a base di cannoli di fronte Palazzo dei Normanni. Chapeau.

Colpevole secondo la giustizia, vincitore morale secondo molti, Cuffaro resta comunque un esempio di come si possa affrontare degnamente una battaglia in tribunale, senza gridare a complotti, colpi di Stato e inveire contro la Magistratura.

Ovviamente questo ha danneggiato ulteriormente la sua carriera politica, altrimenti adesso avremmo un bel nuovo giovane Premier, senza ostacoli e avversari.

E come diceva Peppino De Filippo a Totò al termine della sua celeberrima lettera alla Malafemmena: “Senza nulla a pretendere…”


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