Stile Juve

“Negli ultimi giorni ho visto tante ipotesi, mi ritrovo a leggere i nomi di Lippi e Spalletti. Questa è una minchiata.”

Così si è espresso il delfino Andrea Agnelli nel corso della conferenza stampa convocata per oggi, durante la quale il maggior azionista della Juventus ha voluto porre l’accento sul difficile momento che sta attraversando la compagine bianconera, rimandando al mittente le illazioni secondo le quali stia per essere accantonato il progetto Del Neri-Marotta a favore di un nuovo binomio i cui protagonisti sarebbero quelli sopra elencati.

Detto che tale illuminata ipotesi è stata suffragata in prima pagina dall’autorevole Corriere dello Sport e che l’altrettanto autorevole Tuttosport ha invece lanciato l’ipotesi di un cospicuo ingresso di capitali da holding estere, mi vien da riflettere circa la figura del giovane vecchio Andrea, del tanto decantato stile di casa Juve e di quello che ha realmente fatto in questo periodo nel quale ha preso le redini del comando della Vecchia Signora.

Messa da parte la disastrosa stagione Elkann-Blanc,  Agnelli ha pensato bene innanzitutto di ingraziarsi i tifosi.

Con acquisti roboanti e spese ingenti? No, non è nello stile della casata juventina.

Reclutando giovani promesse e rilanciando l’immagine di una Juventus italiana ricalcando quella trapattoniana?

Questo è quello che si è voluto far credere, dimenticando che lo squadrone del Trap contava fra le sue fila campionissimi stranieri del calibro di Platini e Boniek, oltre che campioni del mondo nel pieno della loro gioventù come Tardelli e Cabrini.

Questa Juventus ha invece raccattato male quello che passava il convento, comprando a destra e a sinistra e azzeccando i soli Krasic e Quagliarella (e forse, il tempo dirà, Bonucci) e spendendo cifre abnormi per i mediocri Pepe e Martinez.

Agnelli ha sì guardato indietro per avere l’amore dei tifosi, ma non per costruire uno squadrone, bensì ha puntato innanzitutto sul revanchismo infantile che avvolge la tifoseria bianconera dai tempi di Calciopoli.

Il vessillo piantato è quello della riabilitazione e della restituzione degli scudetti, tolti dalla giustizia sportiva, del 2005 e del 2006,  quest’ ultimo assegnato all’odiatissima Inter.

Ma, caro Dottor Agnelli, io credo che dall’Inter debba  avere indietro Ibrahimovic, Vieira e una macchina del tempo, per riparare agli errori commessi. Perchè qui la giustizia sportiva c’entra davvero poco.

Quando in squadra non hai un solo giocatore, fatta eccezione per il rientrante Buffon e il declinante Del Piero, di livello europeo e mondiale o di grande prospettiva, le illazioni si sprecheranno sin quando la Signora non avrà una squadra competitiva e vincente.

Tutto il resto sono minchiate.


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