L’ultimo tango di Maria

La triste notizia della giornata è la prematura scomparsa dopo una lunga malattia, a 58 anni, dell’attrice francese Maria Schneider, autentica icona dei ribelli anni 70, dei quali incarnò perfettamente lo spirito ribelle e le sue contraddizioni,  simbolo di una generazione persa a metà fra il desiderio rivoluzionario e quello autodistruttivo.

Non a caso la sua vita e la sua carriera sono state indelebilmente segnate da questi aspetti, mancando quasi totalmente alle premesse che il suo debutto aveva lasciato presagire.

Naturalmente i ruoli che le rimarrano impressi nella memoria di questa eterna ragazza, sono quelli dell’amante di Jack Nicholson nel controverso Professione: reporter,  ma soprattutto quello della compagna di giochi di Marlon Brando nel cult Ultimo Tango a Parigi, film che come pochi ha segnato, nel bene o nel male, il decennio maledetto per eccellenza.

La scomparsa della Schneider così m’impone d’acchito una riflessione spontanea sugli anni 70 e su quello che è rimasto a noi di quell’epoca tanto discussa e travagliata.

Ed è una riflessione che non può che essere amara, ripensando a quella spinta verso la speranza di un mondo migliore (d’altronde ricordiamo che è stato il decennio introdotto dal ’68) che invece non ha fatto altro che scatenare devastanti effetti collaterali, con l’imborghesimento generale degli ex-sessantottini e la progressiva caduta verso le droghe di altri, cosa che è inevitabilmente sfociata verso il propagarsi di una piaga solenne come l’Aids.

La liberazione sessuale tanto auspicata e caldeggiata e di cui Ultimo Tango ne era uno dei simboli indiscussi ha lasciato spazio alla paura ancestrale del contatto fisico, e l’amara conclusione del film, che lasciava interdetti per la sua durezza e la mancanza di speranza non è che stata un’apripista verso il decennio successivo, gli anni 80, dove il senso di ribellione e la propulsione rivoluzionaria si sono messi da parte a favore dell’edonismo degli yuppie.

In un certo senso è stata anche profetico anche il progressivo allontanamento della comprensione fra i sessi, dato che l’emancipazione femminile ha prodotto sì enormi benefici per le condizioni delle donne, ma anche distanza e paura negli uomini, minacciati dalla scalata sociale di quest’ultime.

Eppure la riflessione ancora più amara mi viene rivedendo ancora oggi Ultimo Tango, un film che appare adesso estremamente datato e che regge soltanto grazie al formidabile apporto di Brando e alla Schneider che gli si riflette contro come una nemesi.

Perciò la mia conclusione è che con la Schneider non se n’è andata soltanto una promessa mancata, ma anche il suo decennio del quale rimane oggi assai poco o quasi nulla.

Conviene ricordare la povera Maria com’era all’epoca e non con il volto segnato da anni di abusi e crisi, ed è così che la ricorderemo sempre, lei e i suoi contraddittori anni 70.


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