Non passa l’italiano

«Noi ci sentiamo una minoranza austriaca e non siamo stati noi a scegliere di far parte dell’Italia. Anche per questo motivo non abbiamo grande interesse di parteciparvi».

E ancora «Non mi sembra il caso di festeggiare e posso dire che non è una questione etnica e non vogliamo offendere nessuno. Noi non abbiamo fatto iniziative per favorire l’Unità d’Italia come altre regioni. Non volevamo nel 1919 e non volevamo nel 1945. Successivamente abbiamo accettato il compromesso dell’autonomia amministrativa. Se gli italiani vorranno parteciparvi lo possono fare (troppo gentile! ndr), certamente noi non ci opporremo».

Così ha parlato l’austriaco Luis Durnwalder, presidentissimo della Provincia Autonoma di Bolzano, in carica col quarto mandato consecutivo e dunque sin dal 1989.

Ora da discutere non c’è la “banale” partecipazione o adesione a una manifestazione alla quale ognuno è libero di sentirsi coinvolto e partecipe, e capisco anche che in questo particolare momento essere italiani nel mondo e in Europa non è considerato un gran pregio, ma ci sono dei punti che mi piacerebbe far rimarcare all’eminente Durnwalder e ai suoi adepti.

In primo luogo ci sarebbe la questione fiscale e politica: Bolzano e la sua facoltosa provincia godono di privilegi, in quanto regolati in maniera particolare e autonoma, che nessun altro posto d’Italia ha il diritto di godere, e quindi se pensano di essere trattati meglio dai loro compatrioti austriaci sono già in grave errore. Ma tant’è.

Ci sarebbe anche da rimarcare che lui, come altri esponenti di spicco e rilievo del suo illustrissimo partito, la SVP (Südtiroler Volkspartei, partito popolare sudtirolese), in quanto facenti parte dell’amministrazione italiana, percepiscono lauti stipendi e relative indennità dalla Repubblica Italiana, nel Parlamento della quale siedono pure vari rappresentanti di questo suddetto ed illustre partito.

In secondo luogo vorrei ricordare a questi illustrissimi signori, primo fra tutti Durnwalder (vero nome Alois, come tutte le star ha un nome d’arte) che non si contano quasi più le vite e il sangue versato dagli italiani (quelli veri) durante l’immane tragedia della I Guerra Mondiale perchè loro abbiano potuto fare parte della nostra sempre più disprezzata Nazione e perché possano godere dei benefici già accennati poc’anzi.

In barba alla memoria di quei poveri giovani morti per un Durnwalder qualsiasi, i cui simpatici modi e argomenti mi rimandono a una Anschluss di ariana memoria.

E allora perchè non procedere a questa Anschluss? Perché non si annettono alla loro amatissima madrepatria Austria?

Un bel plebiscito d’annessione non glielo toglie nessuno, mi pare.

D’altronde i soldi che producono restano a loro, quelli degli italiani così restano agli italiani e noi faremmo a meno dei loro atleti di sport minori dal nome impronunciabile, che in quasi cent’anni credo sia l’unico significativo apporto che abbiano portato all’Italia.

Aufwiedersehen Durnwalder!

 

 


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