Ci fa o Uefa?

La riapertura della stagione europea delle coppe con Champions’ ed Europa League, avvenuta ieri sera con i primi due ottavi di finali dell’una e il primo sedicesimo dell’altra, pone in evidenza innanzitutto una delle più forzate contraddizioni del regolamento Uefa attualmente in vigore.

La parte di questo regolamento che mi permetto di criticare aspramente è quello riguardante i trasferimenti dei cartellini dei calciatori e il loro utilizzo nelle competizioni per club organizzate dal massimo organismo europeo.

Secondo questo regolamento, infatti, i calciatori che hanno giocato, anche per un secondo, un preliminare o una partita qualunque di qualificazione con una squadra, anche se eliminata, non possono più farlo con un altra squadra, anche se non avranno più occasioni di imbattersi nel loro vecchio team.

In pratica, nonostante il corposo e dispendioso mercato invernale di molti grandi club europei, molti di questi, la maggioranza, sono costretti a vedere giocare i loro compagni senza dare il loro apporto, pur se regolarmente tesserati nelle fila di suddetto club.

Questa normativa impedisce così al Milan di schierare i nuovi Cassano, Van Bommel ed Emanuelson (e ieri sera si è visto), all’ Inter di schierare Pazzini (e probabilmente si vedrà), al Chelsea di schierare David Luiz (ma non Torres che ha giocato col Liverpool, ma in Europa League) e ha impedito alla Juventus di schierare Aquilani e Quagliarella (cosa che è quasi sicuramente costata l’eliminazione alla compagine bianconera).

L’intento di questa regola era quello di evitare che un giocatore impegnato con una squadra in un turno, scendesse in campo con la sua ex in quello o in uno successivo. Legittimo, per carità.

Ma che senso ha precludere la possibilità di continuare a giocare nella manifestazione se il loro vecchio team è fuori dalla competizione? Quale assurda logica vieta a Cassano e Pazzini, eliminati con la Sampdoria nel preliminare di agosto di poter giocare a febbraio gli ottavi con le maglie di Milan e Inter?

É una norma di una ottusità mai vista, che, al limite, sarebbe accettabile, se ogni Federazione, come un tempo, fosse libera di decidere sui tempi e i modi dei trasferimenti. Ma adesso che è la stessa Uefa che stipula i calendari del mercato, che razza di utilità avrebbe questa regola medievale?

Vero è anche che i club sono al corrente di questo regolamento e di suoi limiti, però è altrettanto vero che i migliori giocatori o quelli disponibili durante il mercato invernale non è che pullulino nelle squadre che non fanno le coppe, e dunque mi par logico che bisogna cercare fra le opzioni migliori.

Ricordo che nella stagi0ne 1996-97 accadde qualcosa di curioso.

Nei trentaduesimi di finale di Coppa Uefa ci fu il doppio confronto fra gli olandesi del Roda JC e i tedeschi dello Schalke 04. La spuntarono questi ultimi che poi andranno a vincere la coppa in finale a spese dell’Inter.

L’allenatore dello Schalke era l’olandese Huub Stevens che fu ingaggiato dai tedeschi proprio dopo il doppio confronto con il Roda, di cui era il tecnico.

Non è più assurdo questo? O forse questo resistenza di un regolamento d’altri tempi è una vendetta trasversale e un avviso sul fair play finanziario? E perché mai i club non protestano?

Domande al momento senza risposta, come questa: la Uefa ci è o ci fa?


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