Tu eri una malafemmina

Se n’è andata tragicamente quasi a seguire nel destino il suo celebre pseudonimo.

Maria Luisi Mangini, al secolo Dorian Gray, a 75 anni si è uccisa con un colpo di pistola nella sua villa del Trentino.

A molti giovani il nome e il viso non diranno ormai quasi più niente, dato che parliamo di un’attrice che è letteralmente scomparsa dalla scena da più di quarant’anni, ma molti di più drizzeranno le antenne nel venire ad apprendere che lei è stata la malafemmina per eccellenza, ovvero colei la quale ha incarnato la donna della discordia in “Totò, Peppino e la malafemmina”, destinataria della più famosa lettera del cinema nostrano e compagna sullo schermo del giovane Teddy Reno.

Anche lei, come e forse più della Schneider, era rimasta cristallizzata in un’epoca ormai lontana e passata, il decennio che segue il dopoguerra a inizio anni 50 e che è terminata con l’inizio della seconda metà degli anni 60, prima di lasciare spazio alle novità della contestazione studentesca e le ribellioni operaie dell’autunno caldo.

Dopo un inizio nel teatro di rivista a fianco di personaggi quali Macario, Bramieri,  Sordi e Vianello, scoprì il cinema a metà del decennio e divenne uno dei volti più noti e fatali del cinema e della commedia italiana del periodo, raggiungendo l’apice a fianco di Totò e Peppino, fino a diventare pure un’icona del cinema d’autore, chiamata da Fellini per le Notti di Cabiria.

Il suo volto, la sua biondezza accecante e la sua fisicità così altera e al tempo stesso provocante, le conferirono una notevole popolarità, ma il suo personaggio era al tempo stesso schivo e riservato, tanto che nelle cronache mondane, raramente si è fatto il suo nome, nonostante quel periodo fosse quello dei furori della Dolce Vita.

Talmente silenziosa e riservata che quando seppe di essere incinta, nel 1965, sparì letteralmente dalle scene senza farvi mai più ritorno, salvo poi riapparire improvvisamente al momento della sua tragica scomparsa.

Tragica almeno quanto misteriosa, forse tormentata da un passato che è rimasto fermo come nel ritratto di Dorian Gray, al quale evidentemente non doveva soltanto il nome d’arte.

E la sua immagine, come nel ritratto di Dorian Gray, resterà sempre quella della giovane e fatale bionda che fece perdere la testa a Teddy Reno e a molti altri giovani della sua generazione.

Addio Maria Luisa, vivrai per sempre come Dorian.


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