Com’era verde la mia valle

Com’era verde la mia valle. Così recita il titolo di uno dei più famosi film di John Ford, tratto dall’omonimo romanzo del gallese Richard Llewellyn.

E com’era verde ieri sera lo stadio Olimpico di Roma, in occasione del posticipo serale fra Lazio e Palermo, che ha avuto un unico indiscusso protagonista, nel bene e nel male: l’attaccante calabrese dei biancazzurri Beppe Sculli.

Sculli ha infatti siglato nei primi venti minuti la doppietta che ha deciso l’esito del confronto, terminato due a zero per i padroni di casa, ma poi ha dovuto abbandonare il terreno di gioco per una misteriosa quanto inquietante allergia.

Eh sì, perchè il verde furoreggiante della valle dell’Olimpico, altri non era che non una folle verniciata da parte degli addetti alla manutenzione del campo che hanno trovato geniale (e non sono gli unici, ahinoi) l’idea di colorare di verde la parti del terreno prive di erba, per non disturbare l’effetto cromatico dei tanti spettatori del posticipo serale.

Quella che è un’ennesima dimostrazione del sacrificio del dio pallone innanzi all’altare della dea tv getta veramente nello sconforto, nella delusione e nella tristezza, anche qui per l’ennesima volta, i milioni di appassionati di calcio che si vedono constantemente buggerati da questi teatrini italiani che continuano a sacrificare tutto, anche la salute degli atleti, pur di continuare nei loro ridicoli affari e immolarsi preda di Sant’Euro.

Ma non solo. C’è anche lo Stato dietro questa ultima assurdità del calcio e dello sport italiano, con questo continuo rinvio di un’adeguata legge sugli stadi che consentirebbe alle società italiane di costruire e gestire in maniera autonoma i propri campi da gioco, come avviene del resto in tutta Europa.

Dove, al contrario di qui da noi, la stragrande dei campi brulica di meravigliosi campi verdi. Senza vernice.

E non basterebbe verniciare campi come il Ferraris di Genova che sono in condizioni a dir poco penose, per la salute degli atleti e la salvaguardia dello spettacolo.

Una cosa sconcertante è poi constatare come proprio dello Stadio Olimpico non è lo Stato,  o comunque un Ente come il Comune, la Provincia o la Regione, a esserne proprietario e gestore, ma è il Coni, il comitato olimpico italiano, che in nome dello sport dovrebbe essere il primo a tutelare il principio di salute degli atleti e quello di salvaguardia dello spettacolo. Cosa che a quanto pare non viene minimamente messa in pratica.

Il quale Coni si difende dicendo che la vernice spruzzata sul terreno dell’Olimpico fosse anti-allergica. Ma non per Sculli, evidentemente.

Un ultima riflessione mi viene da uno recente studio fatto circa la relazione fra i tantissimi casi di Sla nel mondo del calcio e l’uso di diserbanti e concimi chimici per i campi di allenamenti e gioco. Questo studio ha ipotizzato che dietro le cause di questo anormale numero di calciatori colpiti dal morbo di Gehrig ci sia proprio l’uso dissennato di questi prodotti.

Forse perchè all’epoca non si usava la vernice.

Meditate gente, meditate.

 


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