La teoria dell’eterno ritorno

A vederlo a prima vista non si direbbe proprio, a sentirlo parlare e a conoscerlo nemmeno tanto, ma dev’essere senz’altro così.

Il suo carattere burbero nasconde invece, evidentemente, un profondo travaglio interiore che lo rende introspettivo e filosofo, che agisce per non pensare troppo.

Sto parlando di Maurizio Zamparini e del suo ascendente nietszcheano, perchè di altro non si può parlare se non della sua infinita coazione a ripetere che perseguita a eseguire cacciando e richiamando un allenatore dopo l’altro.

Nell’esporre la teoria dell’eterno ritorno, Nietszche afferma che: «Tutte le cose diritte mentono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo­­­­» e in Così Parlo Zarathustra sviluppa in maniera più specifica il pensiero secondo il quale tutto ciò che è stato vissuto lo sarà in futuro e viceversa. Evidentemente è per non sfuggire a questo arcano dogma del filosofo tedesco che Zamparini non smentisce mai se stesso.

L’ultimo capolavoro del presidentissimo palermitano è infatti, come già ampiamente noto, l’allontanamento di Serse Cosmi dopo soli 35 giorni alla guida del sodalizio rosanero e la conseguente richiamata di Delio Rossi, a sua volta esonerato poco più di un mese fa.

«Ho richiamato il vecchio medico» asserisce con ironia il plenipotenzario proprietario del Palermo, fra ironia e autocompiacimento. Cacciato per un 0-7 casalingo e richiamato dopo 0-4 esterno, sperando che il buon Delio, nella prossima sconfitta abbia almeno l’onore di segnare almeno una rete ed evitare così un nuovo licenziamento.

«Credo che come associazione allenatori dovremmo fare un monumento a Zamparini, intanto perché ha dato un altro stipendio e poi perché, nel frattempo, ha permesso a Rossi di riposarsi e di recuperare energie, prima di rimetterlo al lavoro», afferma con sagace ironia Renzo Ulivieri, presidente dell’ Associazione Allenatori.

In venticinque anni in cui è nel mondo del calcio Zamparini ha avuto fra le mani i migliori tecnici e il solo Novellino è riuscito a scampare il licenziamento, forse soltanto perchè ha avuto l’occasione di fuggire in tempo.

La verità più vera e più amara è che tifosi palermitani, ammaliati dagli strombazzi del loro presidente che parla sempre (e a vanvera) di grandi obiettivi, con questa (non)programmazione sono rassegnati a vedere una squadra che sarà spesso bella, giovane e divertente, ma che al momento di spiccare il volo si vedrà le ali tarpate.

Non dalla sfortuna, non dagli arbitri, e nemmeno dalle squadre più ricche e più forti. Ma dal suo presidente.

Al quale gli stessi tifosi saranno comunque estremamenti grati per averli tirati fuori da decenni di anonimato e aver portato i rosanero nell’èlite nazionale.

Consapevoli ugualmente che con Zamparini più di così non è possibile salire.


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