Archivi del mese: maggio 2011

L’austropalermitano

installazione di uwe a piazza garraffello

Sono ormai dodici anni che Uwe Jäntsch, quarantenne artista austriaco, vive a Palermo, città che è diventata al tempo stesso sua dimora, ma soprattutto suo laboratorio.  Dal momento del suo arrivo, infatti, ha operato sempre nel capoluogo e nelle zone più deteriorate della Sicilia, provocando e al tempo stesso recuperando artisticamente luoghi che deturpano il paesaggio e il territorio in maniera devastante.

Uwe,  in un certo senso, ha creato l’arte  dal degrado,  con interventi spesso grotteschi,  che sicuramente non lasciano indifferenti, per la loro incisività e il loro colpo d’occhio.  Fra gli interventi più noti è d’uopo ricordare quello sull’ Hotel Africa a Porto Empedocle o sul ponte di Blufi, nelle Madonie, ma la zona dove lui ha maggiormente operato è quella del centro storico di Palermo,  la Vucciria soprattutto e Piazza Garraffello in particolare. Lì nel 2006  fece una straordinaria opera di collage coi rifiuti raccattati in loco, chiamandola “La Cattedrale dei Rifiuti”, stupidamente rimossa dall’amministrazione palermitana dopo che era diventata pure un’attrazione per i turisti.

Ho avuto modo di intervistare Jäntsch qualche settimana fa per il Quotidiano di Sicilia e la lunga chiacchierata che è nata ha rivelato una volta di più la sua simpatia e la sua disponibilità. Abbiamo conversato del suo arrivo a Palermo e di come è stata trasformata la città durante questi anni, del suo lavoro e del suo rapporto con i palermitani.

“La prima volta che arrivai a Palermo e vidi la Vucciria dodici anni fa – ha detto Uwe –  mi sembrò come  di viaggiare nel tempo.  Personalmente  sono cresciuto nella società dei supermercati e del mercato globale, la cui unica variabile è data dai prezzi, privi di qualsivoglia  caratteristica distintiva. Una volta visitata la Vucciria tornai a vivere nel passato, ma era il presente quello che si presentava ai miei occhi: cartelli scritti a mano, nessuna pubblicità e prezzi che si contrattavano col singolo commerciante, una vera comunicazione diretta, senza automatismi. In queste situazioni solitamente si provano sensazioni contrastanti, o si amano o si odiano e io l’ho subito amata. Tutto era reale, non era un film e non era il passato, solo il presente, non era Africa, ma piena Europa. Questo mi ha spinto a restare e a cominciare a operare in questa zona culturale, perché un mercato di questo tipo è assolutamente cultura”.

E come si è trovato ad agire in questo ambiente? “Le mie provocazioni – continua Jäntsch – hanno funzionato sia in questa dimensione sia in altre, il mio vantaggio di lavorare in queste circostanze è stato quello di conoscere il dopo, quello che c’è e cresce dopo mercati del genere, è come se dal futuro fossi tornato dal passato, è questo mi ha avvantaggiato e spinto a lavorare in questa direzione. Quando feci la cattedrale di rifiuti, questa divenne un’attrazione per i turisti che si fermavano anche al mercato per comprare e dunque divenne al contempo una risorsa per comunità, come lo sono per esempio le manifestazioni spontanee musicali di piazza Garraffello, che si svolgono nei fine settimana senza alcun tipo di contributo, alimentando lo stesso un flusso di commercio e di gente nell’area. Purtroppo la cattedrale fu rimossa, forse per le proteste di alcuni palermitani stessi che mal hanno accettato l’installazione. Eppure molti commercianti mi ringraziavano perché portavo loro gente con il mio lavoro. Adesso sfortunatamente che non c’è più la cattedrale, si perde la cultura e si perde anche il momento culturale del mercato che a lei era legato, ma indipendentemente da questo la risposta di Palermo è quella di una dispersione di questo patrimonio: a piazza Garraffello ormai l’interesse è votato soltanto alla baldoria e al divertimento e io non lavoro più in strada come facevo prima, ma nel mio studio. Negli ultimi due anni purtroppo la situazione è questa, fors’anche una risposta legata al mondo globale. Il venerdì e il sabato sera a piazza Garraffello è piena di ragazzi anche minorenni che pensano solo al divertimento, dove nemmeno la scelta della musica è importante e comunque in nessun modo legata alla cultura, ma spesso anzi alla casualità. Al di là di ciò gli stessi poveri e anziani commercianti vengono danneggiati da questa baldoria notturna, visto che iniziano a lavorare molto presto la mattina e trovano i loro esercizi danneggiati da escrementi e rifiuti di ogni genere. Eppure Palermo sembra molto contenta adesso perché non ci sono più interventi del genere della mia “cattedrale” o comunque quando ero attivo ogni giorno in piazza Garraffello”.

Che rapporto ha instaurato con la cittadinanza? “Io amo i palermitani – ha continuato l’artista austriaco –  e  la mia arte in un certo senso lo dimostra. La mia scelta è stata quella di fare arte dentro il popolo, in un luogo come la Vucciria che è denso di comunicazione e in questo senso Palermo è un lusso, perché esiste molta più comunicazione di molti altri posti che sono chiusi in se stessi. Quando io faccio un’installazione i palermitani, di qualunque livello di istruzione o estrazione sociale essi siano, capiscono e avvertono l’intervento artistico, esiste insomma un alto livello recettivo e comunicativo che in altre città non esiste, perché Palermo comunque conserva una dimensione che esula dal mondo globalizzato, con il folklore e la spontaneità che resistono molto più che in altri posti, nonostante anche qui cominciano a svilupparsi sia i centri commerciali che la comunicazione indiretta. Io ho lavorato in mezzo la gente sino a due anni e mezzo fa, e nessuno ha mai toccato le mie installazioni ed è per me un vero grande onore. Quando è stata smantellata la “cattedrale” l’ordine è partito fuori dal centro storico, e in ogni caso gli interventi a danno del mio lavoro, non sono mai stati fatti dalla gente del posto. I palermitani hanno sempre avuto grande rispetto e hanno sempre apprezzato la mia arte e per un artista questo è fondamentale, d’altronde se non ci fosse stato questo rapporto non sarei rimasto qui per 12 anni. È anche una cosa piuttosto inusuale, perché solitamente l’artista lavora da solo, mentre io ho avuto il privilegio di lavorare per e con la gente di Palermo”.

Un privilegio non solo di Jäntsch, ma anche per i palermitani che possono vantare un personaggio così fra i loro concittadini, dato che ormai Uwe è di fatto molto più palermitano di tanti altri che lo sono soltanto a parole.

Uwe Jäntsch, il palermitano d’Austria.

Annunci

Effetto De Magistris

Durante l’infuocata campagna elettorale per le amministrative si è fatto tanto parlare, con risultati che necessariamente sono sfociati nell’umorismo involontario, del famigerato “Effetto Pisapia”, per bocca del tristanzuolo Red Ronnie e di tanti esponenti del centro-destra che hanno tuonato contro il pericolo comunista, unica strategia usata da questa parte politica durante suddetta campagna.

Ora che le amministrative sono terminate con i risultati che tutti ormai ben conoscono, con l’opposizione che ha letteralmente stracciato tutti i rappresentati di partiti e liste di governo, quello che mi preme commentare non è tanto il risultato, di per sè già abbastanza significativo e indicativo di come il popolo ormai percepisce gli attuali esponenti della maggioranza, ma le persone che sono uscite vincenti da questa lunga e animosa battaglia.

Mettendo da parte quello che è accaduto a Milano, con il trionfo di Pisapia, una persona mite additata come il più incallito dei rivoluzionari, la mia attenzione si sposta principalmente verso quello che è accaduto a Napoli, dove l’ex magistrato Luigi De Magistratis ha affossato la concorrenza dell’avversario Gianni Lettieri, sostenuto dalla coalizione di governo e da ben 12 liste in totale.

De Magistris si è laureato sindaco della città partenopea ottenendo il 65,37% dei consensi, con il solo appoggio della lista del suo partito, l’Italia dei Valori, dei comunisti,  del piccolo “Partito del Sud” e di una lista civica, rifiutando categoricamente l’appoggio esplicito del Partito Democratico, che al primo turno ha sostenuto un altro candidato, da lui sonoramente battuto in sede di primo turno.

L’elezione e la vittoria schiacciante di De Magistris è una delle dimostrazioni più lampanti di quanto sia vincente in questo particolare la politica del fare rispetto a quella del dire, quella delle persone vere rispetto a quella dei fantocci messi dai partiti. Come molti sapranno, infatti, l’ex pm ha dovuto lasciare la carica di magistrato in seguito al continuo ostruzionismo cui erano sottoposte le sue indagini che hanno più volte sfiorato  cariche importanti a livello statale e amministrativo, fra cui vanno ricordate quella di Cesa (segretario dell’Udc), di Frattini (attuale ministro degli Esteri) e soprattutto di Clemente Mastella, all’epoca ministro della Giustizia.

La simpatia e la fiducia di uomo onesto e perseguitato,  perché faceva correttamente il suo lavoro, hanno fatto breccia nel cuore della gente già alle scorse europee del 2009, quando con 415.646 preferenze, è risultato il secondo candidato più eletto d’Italia dopo Berlusconi.

Per commentare i suoi successi, prima della sua avvenuta elezione, ho chiesto un parere a Fabrizio Ferrandelli, uno dei giovani più attivi nella politica palermitana, capogruppo dell’Idv al Consiglio Comunale di Palermo, proponendogli un parallelo con la situazione del capoluogo siculo, che fra 12 mesi sarà chiamato a eleggere il proprio sindaco dopo i due discutibili mandati di Diego Cammarata.

“La società napoletana – ha detto Ferrandelli –  è molto simile a quella palermitana.  La gente votando De Magistris ha voluto dare un grosso segnale di discontinuità, nonostante non sia stato appoggiato da tutto il centrosinistra. Il successo è dovuto alla nostra strategia, vincente perché parliamo direttamente alla gente, non attraverso le segreterie dei partiti. Io sono assolutamente per l’unità di tutto il centrosinistra, ma qualora dovesse il Pd scegliere diversamente, noi prenderemo i nostri provvedimenti, potremmo prendendo in considerazione una progettualità simile a quella di Napoli, anche se io, insisto sulla carta dell’unità. Faraone? (esponente del Pd, ndr) La sua al momento non è altro che un’autocanditatura, piuttosto mi auguro che il prossimo candidato sindaco venga fuori dal percorso delle primarie, cosa che noi sosteniamo fermamente da due anni a questa parte, ritenendolo l’unico e più sicuro strumento per la scelta di  un candidato, nella speranza che queste siano ricche di partecipazione, organizzate alla perfezione e con tanti validi elementi aspiranti”.

Fra un anno vedremo, sperando per il meglio, intanto il più grosso in bocca al lupo va ora ai napoletani e al loro nuovo sindaco “per” Napoli,  Luigi De Magistris.


Il Patriota

Ratko Mladic è un criminale.  Il militare serbo è uno dei maggiori responsabili  (con Arkan e Karadzic) del massacro di Srebrenica, costato la vita a 10 mila persone innocenti,  sacrificati e brutalmente assassinati nel nome di una pulizia etnica che è una delle macchie più scure e indelebili di tutta la razza umana. Uno dei peggiori crimini di cui l’uomo si può sporcare.

Mladic è stato finalmente arrestato dalle autorità serbe,  trovato in un piccolo villaggio della Vojvodina dopo 16 anni di latitanza, e consegnato così alla giustizia della Corte Europea dell’Aja che lo giudicherà come criminale di guerra.

Naturalmente in Serbia si sono subito alzate rivolte in sue difesa, opera dei nazionalisti, che si sono subito riversati a protestare pesantemente contro la decisione presa da Belgrado, manifestando il loro dissenso anche in maniera piuttosto violenta. Come è lecito aspettarsi da gente simile.

Ma se questo non è così tanto sorprendente, io comunque avrei il dovere di stupirmi di quanto segue. Anche se forse il mio stupore è più di circostanza, data la statura del personaggio di cui mi accingo a parlare.

“Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti e per me Mladic è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. Sarebbe bene fare processo equo, ma del Tribunale dell’Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero. I Serbi avrebbero potuto fermare l’avanzata islamica in Europa,  ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladic. Io comunque andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà.”

Indovinate chi l’ha detto? Non poteva che essere l’illustre Mario Borghezio, il simpatico euro(!)parlamentare della Lega, che ha riferito queste illuminanti dichiarazioni nel corso della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, in onda su Radio24.

Al di là delle inesattezze (vorrei che qualcuno mi spieghi in che modo un’accusa di genocidio, possa definirsi un’accusa politica), mi piacerebbe sapere perché mai una presunta invasione di islamici dovrebbe essere più importante dell’eccidio di 10 mila persone innocenti.

Comunque se c’è una cosa che io sostengo è la chiarezza delle parole, e bisogna chiamare le cose con il loro nome. Così come Mladic è un criminale assassino, Borghezio è un ignorante, razzista e nazista.

Ed è la gente che ha votato elementi del genere a essere senza cervello.


Rosso di vergogna

“Primo esempio del vento che sta cambiando a Milano: cancellato LiveMi di sabato 21 maggio, in Galleria del Corso. Era l’inizio di LiveMi 2011 (che se vincerà Pisapia sarà cancellato dai progetti del Comune). Dava spazio a gruppi e artisti emergenti che potevano esibirsi con brani propri. In compenso Pisapia sta pensando a un megaconcerto con Jovanotti, Ligabue e Irene Grandi. Per dare voce a chi non ce l’ha (18 maggio alle ore 11.15) “.

Con questa risibile affermazione Red Ronnie ha scatenato il tormentone dell’ultima settimana. Lo storico deejay bolognese, ormai da anni un desaparecido del video, negli ultimi tempi aveva lavorato a fianco della Moratti al Comune di Milano, in qualità di esperto di immagine (?), cosa che nel frattempo,  oltre a procurargli qualche discreta sommetta (poi dice che in Italia la beneficienza non si fa abbastanza…), gli permetteva di lanciare progetti finanziati dall’amministrazione, come questo famigerato LiveMi, la cui validità (non essendo milanese) mi pare tutta da verificare.

Però il povero Red (che negli anni 70 a Bologna era attivo sulle frequenze delle radio libere, lanciando strali contro le autorità), a quanto pare è stato esautorato, emarginato e messo da parte a causa di questo inarrestabile e fantomatico “effetto Pisapia”. In pratica, il terribile stalinista terrore dei sette mari e dei cinque continenti, il mite avvocato Pisapia, avendo portato la Moratti al ballottaggio e avendo chiuso il primo turno in vantaggio si è permesso già di prendere le redini dell’amministrazione locale, chiudendo una manifestazione già programmata. Ovviamente il  Rosso non se la poteva mica prendere con l’amica Letizia, che cammina con le coda in mezzo le gambe e lancia col suo partito accuse infantili contro gli avversari…

Naturalmente Pisapia è pure accusato di voler tenere mega-concerti a Milano, cosa piuttosto inusuale nel capoluogo meneghino, se non sbaglio.

Però come per la Moratti, chi la fa l’aspetti, caro Red. I suo fan su Facebook sono aumentati da poco più di 4 mila a 12 mila nel giro di una settimana. Ma non c’è nessun “effetto Moratti”. Si tratta di avventori che hanno trasformato la bacheca del “gran comunicatore” in un cumulo di ironiche battute sull’ “effetto Pisapia”, addossandogli, proprio come ha fatto Ronnie, le accuse più assurde e stravaganti.

Da molto tempo ormai Red Ronnie non risponde più alle migliaia di battute che gli arrivano nella bacheca, affidando le sue risposte soltanto a dei video, che sono intrisi di un raro e significativo umorismo involontario, come quello della figlia che accusa gli utenti di “commettere reati federali”. A voi il giudizio di una tale simpatica affermazione. Io credo che la bimba abbia passato troppo tempo davanti la tv.

Un’altra cosa curiosa è che il rosso non ha chiuso la bacheca, forse gli fa piacere avere tutti questi “fan”? Contento lui…

La settimana scorsa nel profilo de Le Iene è accaduto qualcosa di simile, con migliaia di juventini che insultavano e inveivano contro la redazione per l’intervista a Moratti. Naturalmente loro hanno pensato bene di chiudere (momentaneamente) la bacheca e cancellare i messaggi offensivi.

Ma Red no. Forse non sa nemmeno come si fa? Se ha bisogno di aiuto…

Comunque da qualsivoglia parte la si guardi questa storia è desolante per lui, la Moratti e tutti i loro sostenitori, con la loro campagna ridicola e votata alla caccia del comunista.

Di rosso c’è soltanto Red Ronnie, ma di vergogna.

_

_


Saluti e baci

Mentre ancora in casa Milan non si è del tutto esaurita la sbornia delle celebrazioni dovuta alla conquista dello scudetto, già da qualche settimana si comincia a fare i conti con il futuro, legato alle spinose questioni del rinnovo dei contratti e del riscatto delle varie comproprietà,  prima di passare al vero e proprio mercato, che in entrata ha già visto gli ingressi degli svincolati Taiwo e Mexés.

L’ altro ieri Pirlo ha dato ufficialmente l’addio al Milan dopo dieci anni di successi. Il grande centrocampista bresciano è stata la chiave delle vittorie del ciclo ancelottiano e uno dei punti cardine dell’Italia di Lippi campione del mondo a Berlino, ma negli ultimi tempi, per acciacchi, età e collocazione in campo, ha perso sempre di più il suo posto nella squadra di Allegri, che ha deciso di farne a meno per il futuro. Per la verità dopo la vittoria della Champions’ nel 2007,  raramente Pirlo ha giocato ai suoi livelli abituali e più che un punto di forza è stato spesso un simbolo della vulnerabilità degli ultimi anni bui rossoneri. Inevitabile dunque la separazione. Il suo passaggio alla Juventus ha scatenato la maggior parte dei critici che hanno biasimato la mossa di Galliani. Personalmente credo che l’addio è arrivato nel momento giusto, perchè Andrea con molta umiltà ha capito che non era il caso di insistere a elemosinare un contratto e un futuro da protagonista senza la convinzione precisa dello staff tecnico e della società.  Quel sussurrato “Mi rimpiangerete!” riferito ai microfoni dei giornalisti all’uscita dagli uffici di via Turati suona quasi più come un amaro auspicio che una vera rivalsa. Anche perchè il passaggio a questa Juventus suona un po’ come una retrocessione, più che una vendetta futura. A meno che non sia l’uomo adatto per colmare 25 punti di distanza in campionato.

L’altro addio che sembra si stia per compiere in casa Milan è quello che vede protagonista Clarence Seedorf. “In 25 anni di carriera ho incontrato un solo giocatore che ha chiesto di apporre la clausola del posto da titolare nel contratto, era Klinsmann, e ovviamente rifiutai”. Così Galliani avrebbe detto a margine della presentazione di un libro fotografico, parlando del centrocampista orange. Questa battuta segue a uno scambio di battute e frecciate fra Seedorf, la società e il tecnico che sembrano preludere a un addio, nonostante le continue rassicurazioni che tende a fare lo stesso ad rossonero. La verità? Seedorf non a caso è uno dei giocatori più odiati dagli stessi tifosi milanisti per il suo atteggiamento supponente, per il suo egoismo e per la sua assoluta mancanza di umiltà e di rispetto verso i suoi stessi compagni, i sostenitori rossoneri e adesso anche la società. Da anni gioca bene un tot di partite all’anno che sono un numero risibile rispetto a quelle giocate. Durante questa stagione ha assaggiato più panchina che campo, è tornato titolare per l’ultima parte del campionato, dove onestamente ha fatto bene, ma non abbastanza per pretendere di essere titolare a 35 anni in una squadra che nonostante il titolo ha bisogno di rinnovarsi. Ad Allegri e Galliani spetta l’ultima parola, i tifosi hanno deciso: da quattro anni almeno Clarence non è più decisivo e spesso è stato dannoso. Gli unici a remare dalla sua parte sono alcuni giornalisti che continuano inspiegabilmente a lustrargli le scarpe.  Bene, penso che anche per Seedorf sia arrivato il momento dell’addio, e credo allo stesso modo di non essere affatto in minoranza.

Addio Andrea e Clarence, saluti e baci.


Persona non gradita

Persona non gradita. Così Lars Von Trier è stato “cortesemente” invitato ad abbandonare Cannes dalla direzione del Festival, dopo il terremoto nato dalle sue deliranti dichiarazioni sul nazismo e su Hitler durante la conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film Melancholia, presente in concorso.

Nel video della conferenza è disarmante notare la faciloneria in cui Von Trier si lascia andare a dichiarazioni provocatorie senza capo nè coda, come è altrettanto facile vedere come i giornalisti siano i primi a cascare in queste provocazioni, mentre è stato oltremodo triste osservare accanto a lui una splendida Kirsten Dunst, protagonista del film, che è assolutamente divorata dall’imbarazzo e dà l’impressione di aver voluto essere in qualsiasi altra parte del mondo, piuttosto che lì.

Personalmente ho sempre ritenuto Von Trier un regista mediocre di scarso talento, il cui unico merito è quello di far parlare di sè,  attraverso le sue trovate di cattivo gusto, a cominciare dall’immane boiata del manifesto del Dogma per terminare con la trilogia di Dogville, Manderlay e l’incompiuto Washington, al confine fra l’umorismo involontario e le dure prove di resistenza inflitte ai spettatori  che, come gli attori  e i protagonisti dei suoi film,  sono per Von Trier le cavie dove testare il suo gusto sadico della tortura psicologica. Senza dimenticare gli insensati colpi di scena di cui spesso si nutre il suo cinema. Eppure comunque il regista danese a Cannes era molto stimato e apprezzato sin dai tempi de Le onde del destino (1996) e che ha premiato con la Palma d’oro nel 2002 per Dancing in the dark.

Dopo il porno-vampiresco Antichrist (2009) Von Trier (tanto per rendervi l’idea del personaggio il “von” l’ha aggiunto lui stesso) pareva aver toccato il culmine delle sue provocazioni, ma, come si sa, al peggio non c’è mai fine. E in questo caso il peggio forse non è tutto dalla sua parte.

Perché Gilles Jacobi e la direzione del Festival  si scandalizzano di Von Trier che è un habitué della Croisette? Che aspettarsi da lui? Durante la promozione di Dancing in the dark,  dichiarò di rimpiangere l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia occupata dagli stalinisti, però nessuno glielo fece notare, nè tantomeno boicottò il film, che addirittura anzi trionfò a Cannes.

Alla fine penso che da questa storia escano tutti perdenti, il Festival che casca dalle nuvole, il cinema (del film non si è mai parlato),  Von Trier che almeno un tempo era più convinto delle sue provocazioni, che a me paiono puerili una volta di più.

Per fortuna che  a Cannes c’erano pure Moretti e Piccoli!


Viaggio al termine della notte

folla al centro storico di palermo, vista dal museo salinas

Sabato scorso, in molte città italiane ed europee è stata la settima “Notte dei Musei”, una manifestazione nata in Francia nel 2005, che ha pian piano preso campo nel resto del Continente. L’iniziativa, patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali,  consisteva nel tenere aperti tutta la notte, sino alle 2, i musei che vi aderivano. Questa edizione ha confermato la bontà della manifestazione,  certificandone il successo, anche al di sopra delle aspettative. Anch’ io sono stato fra coloro i quali hanno approfittato dell’iniziativa, che, fra le altre cose, ha certificato quanto siamo spesso miopi di fronte al nostro patrimonio artistico, unico in tutto il mondo. La sorpresa della (ri)scoperta comunque è stata almeno pari a quella di vedere interminabili file all’ingresso dei musei, odendo di sfuggita le stizzite reazioni degli addetti ai lavori, che lamentavano lo scarso afflusso nei giorni “normali”, a fronte di una spesa decisamente risibile per il biglietto d’entrata.

A Palermo, dunque la notte di sabato mi sono recato in tre musei, il Museo Archeologico Salinas, Palazzo Mirto e Palazzo Abatellis e quanto segue è il breve resoconto delle mie visite.

Museo Archeologico Salinas

stele con iscrizione punica

Il Museo Salinas è uno dei musei che racchiude una delle più vaste raccolte di reperti archeologici, soprattutto punici e greci, ma è soprattutto una profonda testimonianza di millenni di storia. Attualmente è in fase di ristrutturazione è non tutte le sale sono al momento accessibili. La Regione Sicilia ha stanziato un proficuo finanziamento di circa 6 milioni e 2oomila euro per la ristrutturazione, e la fine dei lavori è prevista per luglio 2012. Ciononostante il patrimonio aperto a pubblico è di assoluto interesse, ed emana un fascino inequivocabile. Ci si perde lungo quei corridori ammirando oggetti che appartengono a un’era lontanissima, i sarcofagi e le statue sembrano quasi respirare per quanto emanano vita e bellezza, nel senso, appunto, più classico del termine. Una visita che, ahimé, non è facile riassumere in poche righe e non essendo esattamente un addetto ai lavori, purtroppo devo fermarmi qui, sottolineando ancora una volta la proficuità di questa intensa visita.

Palazzo Mirto

fontana di palazzo mirto

Palazzo Mirto è un palazzo storico la cui edificazione risale nientemeno che al XIII Secolo d.C. ed è stato abitato dalle famiglie più importanti dell’aristocrazia palermitana sino al 1982 quando l’ultima erede, Maria Concetta Lanza Filangieri di Mirto donò l’edificio alla Regione Sicilia per farne un museo. Il Palazzo sembra davvero essere un’oasi del passato incastonata nel presente. Niente è stato toccato e tutto fa pensare al vissuto dei secoli che quelle mura sembrano raccontare. I lussuosi lampadari di Murano risplendono con  meraviglia su quelle mura, gli arredi e il mobilio fanno inevitabilmente pensare a film come “Il Gattopardo”, la straordinaria e immensa sala  da pranzo,  la fontana nel piccolo antro esterno con due voliere a lato. Per un momento mi sono sentito H.G. Wells in viaggio nel tempo, tanto che alla fine ho avuto il forte desiderio di lasciare il palazzo uscendo con una delle bellissime carrozze, perfettamente custodite nel vecchio deposito. Un posto davvero unico che bisogna visitare a Palermo, purtroppo non molto noto alla stessa cittadinanza del capoluogo siculo (me compreso, sino a sabato).

Palazzo Abatellis

tela caravaggesca

Palazzo Abatellis è uno dei musei più noti di Palermo, essendo il luogo che ospita la Galleria Regionale, con capolavori come il Trionfo della Morte e l’Annunziata di Antonello da Messina (purtroppo non accessibile sabato per mancanza di personale) e altre tele di forte impatto caravaggesco, tutte nella imponente e inquietante sala rossa. Il museo tutto è d’altronde pervaso di un’atmosfera cupa e opprimente, si respira a piena polmoni la tensione ansiosa che traspare da quei quadri così fortemente espressivi e al contempo freddi nel loro dolore. Ma la visione certamente più suggestiva e spaventosa è quella dell’affresco (preso da Palazzo Sclafani) del Trionfo della Morte, un grandioso dipinto  dove la morte a cavallo si fa beffe e terrorizza nobili e giovani gaudenti. Anche qui è d’obbligo la visione, perchè le parole non sono sufficienti a descrivere la grandiosità di questo affresco, imponente anche nelle dimensioni (600×642 cm).

Questo viaggio al termine della notte palermitana mi ha davvero persuaso di quanto poveri siamo a non conoscere e apprezzare il nostro infinito e immenso patrimonio artistico che nessun paese al mondo può vantare,  e quanto ricchi siamo ad avere questa grande possibilità.

A volte basta soltanto volgere lievemente lo sguardo per scoprire un tesoro.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: