Pañolada solitaria

In Spagna, molti di voi lo sapranno, negli stadi c’è la consuetudine di sbandierare fazzoletti bianchi per esprimere dissenso o protesta, sia esso nei confronti dell’arbitro o della propria squadra. Questo curioso modo di fare, che ultimamente sta prendendo campo anche in Italia, viene definito col nome di pañolada.

Il fattore fondamentale che fa sì che la pañolada si possa definire tale o comunque realizzarsi è che dunque si deve agire in tanti o in ogni caso in gran numero, ed è ovvio che una persona sola non la può fare.

José Mourinho con i suoi ormai illustrissimi por qué, invece è riuscito a compiere pure questa impresa. Perché nonostante l’appoggio che la società gli ha dato per la sua pesante reprimenda contro l’arbitro Stark,  il Barcellona, l’Uefa e persino l’Unicef, la sua immagine risulta sempre più lontana da quella del club (una volta) più prestigioso del mondo.

In più di cento anni di storia non si era mai visto un Bernabeu preda di conquista, con il Real Madrid a giocare con dieci uomini dietro la linea della palla, senza riuscire a imbastire un minimo contropiede e assistere impotente all’esasperante possesso palla dei giocolieri catalani. Vero è che senza l’espulsione di Pepe (uno stopper schierato a centrocampo) molto probabilmente il Barcellona non avrebbe sfondato il muro madridista, ma altrettanto vero che in una doppia sfida  non si capisce in che modo il Real sarebbe riuscita a cavarsela rinunciando totalmente a giocarsela. In casa.

La cosa paradossale è che l’ex Special One (a Madrid nonostante una Copa del Rey vinta in modo avventuroso non credo lo considerino più tale) in panchina aveva tre centravanti di livello mondiale (Benzema, Higuain e Adebayor, il meno valido dei tre, l’unico a essere entrato) e un pallone d’oro come Kakà.

I tifosi delle merengues di antico stampo (capeggiati dall’illustrissimo presidente onorario Di Stefano) prendono sempre più le distanze dal tecnico portoghese, criticato sempre più aspramente e mai realmente entrato nella filosofia e nel cuore della mentalità madrileña.

La barzelletta delle “zero responsabilità” invece pare rimanere tale e lo stesso Mourinho non sembra crederci più di tanto, visto che nella sconfitta successiva casalinga di campionato con il non irreprensibile Saragozza, ha recitato il mea culpa.

I giocatori stessi cominciano a storcere il naso, dai panchinari di lusso sopracitati sino ad arrivare a Cristiano Ronaldo, clamorosamente escluso dal match di Liga.

Mourinho insomma procede nella sua crociata sempre più solo, ma la sua abilità di ruffiano continua a fare breccia nel cuore dei tifosi interisti, la casa giusta per uno come lui.


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