Saluti e baci

Mentre ancora in casa Milan non si è del tutto esaurita la sbornia delle celebrazioni dovuta alla conquista dello scudetto, già da qualche settimana si comincia a fare i conti con il futuro, legato alle spinose questioni del rinnovo dei contratti e del riscatto delle varie comproprietà,  prima di passare al vero e proprio mercato, che in entrata ha già visto gli ingressi degli svincolati Taiwo e Mexés.

L’ altro ieri Pirlo ha dato ufficialmente l’addio al Milan dopo dieci anni di successi. Il grande centrocampista bresciano è stata la chiave delle vittorie del ciclo ancelottiano e uno dei punti cardine dell’Italia di Lippi campione del mondo a Berlino, ma negli ultimi tempi, per acciacchi, età e collocazione in campo, ha perso sempre di più il suo posto nella squadra di Allegri, che ha deciso di farne a meno per il futuro. Per la verità dopo la vittoria della Champions’ nel 2007,  raramente Pirlo ha giocato ai suoi livelli abituali e più che un punto di forza è stato spesso un simbolo della vulnerabilità degli ultimi anni bui rossoneri. Inevitabile dunque la separazione. Il suo passaggio alla Juventus ha scatenato la maggior parte dei critici che hanno biasimato la mossa di Galliani. Personalmente credo che l’addio è arrivato nel momento giusto, perchè Andrea con molta umiltà ha capito che non era il caso di insistere a elemosinare un contratto e un futuro da protagonista senza la convinzione precisa dello staff tecnico e della società.  Quel sussurrato “Mi rimpiangerete!” riferito ai microfoni dei giornalisti all’uscita dagli uffici di via Turati suona quasi più come un amaro auspicio che una vera rivalsa. Anche perchè il passaggio a questa Juventus suona un po’ come una retrocessione, più che una vendetta futura. A meno che non sia l’uomo adatto per colmare 25 punti di distanza in campionato.

L’altro addio che sembra si stia per compiere in casa Milan è quello che vede protagonista Clarence Seedorf. “In 25 anni di carriera ho incontrato un solo giocatore che ha chiesto di apporre la clausola del posto da titolare nel contratto, era Klinsmann, e ovviamente rifiutai”. Così Galliani avrebbe detto a margine della presentazione di un libro fotografico, parlando del centrocampista orange. Questa battuta segue a uno scambio di battute e frecciate fra Seedorf, la società e il tecnico che sembrano preludere a un addio, nonostante le continue rassicurazioni che tende a fare lo stesso ad rossonero. La verità? Seedorf non a caso è uno dei giocatori più odiati dagli stessi tifosi milanisti per il suo atteggiamento supponente, per il suo egoismo e per la sua assoluta mancanza di umiltà e di rispetto verso i suoi stessi compagni, i sostenitori rossoneri e adesso anche la società. Da anni gioca bene un tot di partite all’anno che sono un numero risibile rispetto a quelle giocate. Durante questa stagione ha assaggiato più panchina che campo, è tornato titolare per l’ultima parte del campionato, dove onestamente ha fatto bene, ma non abbastanza per pretendere di essere titolare a 35 anni in una squadra che nonostante il titolo ha bisogno di rinnovarsi. Ad Allegri e Galliani spetta l’ultima parola, i tifosi hanno deciso: da quattro anni almeno Clarence non è più decisivo e spesso è stato dannoso. Gli unici a remare dalla sua parte sono alcuni giornalisti che continuano inspiegabilmente a lustrargli le scarpe.  Bene, penso che anche per Seedorf sia arrivato il momento dell’addio, e credo allo stesso modo di non essere affatto in minoranza.

Addio Andrea e Clarence, saluti e baci.


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