Palermo liberata

Palermo oltraggiata! Palermo rovinata! Palermo martirizzata! ….ma Palermo liberata!

Citando il discorso del generale Charles De Gaulle all’indomani della liberazione di Parigi dai nazisti,  sostituendo Parigi con Palermo e senza voler dare del nazista (per carità!) a Diego Cammarata, dimissionario sindaco del capoluogo  siciliano, è questo il clima che si respira oggi in città. Una sensazione di liberazione, dopo dieci fra i più cupi anni vissuti sotto il governo di  una delle peggiori amministrazioni che il cittadino palermitano ricorda.

Era dai tempi di Ciancimino e del “sacco di Palermo” che un sindaco non era così impopolare, e se all’epoca tutto veniva fatto all’oscuro degli ignari cittadini, che erano vittime inconsapevoli di manovre studiate per favorire l’ascesa del potere mafioso in seno alla politica, questo decennio non è scivolato senza cicatrici sulla pelle dei palermitani che ne hanno subìto le malefatte, vuoi per incompetenza, vuoi per consapevole malafede.

Analizzare la conferenza nel corso della quale Cammarata ha dato le dimissioni,  è in tal senso estremamente indicativo.

Innanzitutto dobbiamo dire di quanto sia eroico il suo gesto, considerato che mancavano appena quattro mesi alla scadenza del secondo e ultimo mandato e che la Regione stava per commissariare il Comune per i ben noti problemi di origine economica, tant’è che la Giunta è stata costretta ad attingere dal fondo di riserva dei tre anni successivi per coprire tutte le spese ordinarie.

Ma Cammarata non la pensa così. “Passo la mano per l’orgoglio di lasciare i conti in ordine e un bilancio strutturalmente sano – queste le parole dell’ex sindaco –  Ho chiesto alla Ragioneria generale del Comune di predisporre un bilancio di fine mandato accompagnato da una relazione sullo stato delle nostre finanze e ciò a scanso di equivoci e per evitare che qualcuno parli, o meglio straparli, in maniera irresponsabile di comune di Palermo sull’orlo del dissesto o di grave situazione di indebitamento”.  Il commissario regionale non dev’essere d’accordo visto che da novembre si parla già di commissariamento del Comune, per porre un rimedio alla situazione economica pesantissima, senza dimenticare che per approvare il Rendiconto sono occorsi diversi mesi.

Cammarata inoltre dice di “lasciare a testa alta e che le sue dimissioni sono un atto d’amore per la sua città”.  Su quest’ultimo punto direi che non ci piove, mentre sulla testa alta avrei più di un dubbio, visto che a Palermo non può nemmeno farsi vedere al Festino per non essere oggetto di pesanti insulti e contestazioni anche violente.

Piuttosto lascia una città dove sta per esplodere la bomba Gesip, un ordigno che sta per deflagrare su stesso lasciando appiedati i 1800 impiegati assunti secondo un’assurda logica occupazionale di stampo prettamente clientelare che lui ha contribuito a creare in maniera decisiva.

Lascia una città che presto potrebbe ritrovarsi colma di spazzatura, dato che la sua amministrazione non è riuscita a stilare un contratto di servizio degno per l’Amia (un altro dei mostri occupazionali che lui s’è lungi tolto dal fermare).

Lascia una città priva del Piano Urbano del Traffico, così come l’aveva lasciata. E i sottopassaggi pedonali che nessun dipendente comunale vuole sorvegliare giacciono abbandonati, mentre si spendono milioni di euro per meravigliosi sovrappassi.

Lascia una città che non è riuscita ad attuare quasi nulla del Piano Regolatore approvato nel 2002, mentre giacciono abbandonati siti come Pizzo Sella che rimane tale e quale a come l’aveva lasciato costruire Ciancimino.

L’elenco è talmente lungo da annoiare anche chi scrive e quindi sono costretto a fermarmi, per chiudere con una nota conclusiva.

Cammarata infatti fra le cause (piuttosto deboli, devo dire) che lo hanno indotto a dare le sue dimissioni non ha citato l’inchiesta sullo skipper personale fatto assumere in Gesip, mentre lavorava alle sue dipendenze. Naturalmente è solo un caso, visto che l’ex sindaco ha sempre brillato di trasparenza.

Adesso Palermo dovrà vivere necessariamente e per la propria sopravvivenza una nuova fase. Ma il percorso più difficile sarà quello di restituire la fiducia nella politica nei cittadini.

E date le premesse di questa caotica campagna elettorale appena iniziata l’impresa appare improba almeno quanto quella di risollevare le sorti di questa martoriata città. Che adesso almeno s’è liberata.


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