Primi in Europa

 

In questo periodo di profonda crisi per l’Italia, arriva finalmente una soddisfazione. Il nostro Paese ha infatti raggiunto un primato che sarà difficilmente superato, almeno a breve termine. L’Italia infatti, secondo una ricerca approfondita  Synergia Consulting Group, alleanza professionale di 14 studi di commercialisti con oltre 200 professionisti ubicati in varie regioni italiane, risulta essere la prima nazione di tutto il Vecchio Continente per la pressione fiscale sulle imprese.

Secondo lo studio di Synergia Consulting Group, non sarebbe solo l’eccessivo ed elevato tasso delle aliquote a incidere in maniera così pesante sulla libertà d’impresa, ma anche la scarsa possibilità che viene concessa per quel che riguarda le spese deducibili e le detrazioni. In pratica, anche se un’azienda italiana fattura, fra ricavi e costi, la stessa cifra di un’azienda spagnola l’utile netto è inferiore del 60 per cento, mentre rapportandosi a un’azienda inglese si scende al 39 per cento e a una francese del 23 per cento. A superarci nel carico fiscale c’è solo la Germania, ma è ovviamente un confronto improponibile, dato lo scarto che esiste fra le economie dei due paesi (basti pensare solo al famigerato spread).

É interessante rilevare altresì, che dal 2000 a oggi,  nonostante in tutta l’Europa vi sia stato un calo della pressione fiscale, in Italia registriamo un aumento pari a un’incidenza del 3,4 per cento sul Pil.

Sempre secondo le rilevazioni di Synergia Consulting Group, mentre nel  1995 eravamo al decimo posto, con un’incidenza attestata  sul 37,8 per cento, già all’epoca superiore alla media europea (35,3), al termine del 2010 il livello è salito al 42,6 per cento, cifra che ha fatto salire l’Italia al primato nel Vecchio Continente. Tutto questo mentre nel resto d’Europa si è rilevata una riduzione del carico fiscale e contributivo sul lavoro, con una media che è scesa al 33,4 per cento. Un primato che assume connotazioni ancora più rilevanti se si considera che il carico fiscale effettivo sulle imprese, includendo tutti i fattori, arriva addirittura alla cifra monstre del 68,5 per cento.

“La base imponibile – ha osserva Pietro Mastrapasqua, ad di Synergia – viene estesa in modo consistente. Le imposte non si pagano solo sul reddito ma anche su alcuni costi, come telefonia, auto aziendali, spese di rappresentanza e interessi passivi”.

In pratica passando da Berlusconi a Prodi, poi ancora Berlusconi e infine a Monti, i vari governi che si sono succeduti alla guida della Penisola, per ovviare alle spese, al deficit, al debito pubblico non hanno trovato di meglio che innalzare a livelli inauditi la pressione fiscale col risultato che l’unico primato che può detenere l’Italia è quello delle tasse.

Sviluppo e crescita sembrano solo essere concetti vuoti e slogan urlati dalla maggioranza dei politici, mentre le imprese sono bloccate, spariscono e il lavoro evapora, con la disoccupazione che arriva al’11 per cento in tutta la Penisola e al 20 per cento solo al Sud.

Inevitabile pensare a quale altra misura avrà in mente Monti per rilanciare lo sviluppo. Una nuova tassa, of course…

 

 


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