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Fine del terrore?

Renato Ruggiero, uno dei pochi ministri degli Esteri validi che abbiamo avuto da molti anni a questa parte (infatti durò solo sei mesi) all’indomani della tragedia dell’11 settembre disse con un tono disperato che “Il mondo stava per cambiare, e in peggio”.

Non era difficile prevederlo, ma i fatti gli hanno dato ampiamente ragione e gli Stati Uniti in testa hanno vissuto un vero e proprio periodo medievale, fra guerre insensate e crolli economici dai quali ancora oggi non riescono a tirarsi fuori.

La disastrosa amministrazione di Bush ha fatto poi del proprio peggio, fomentando il terrore fra i cittadini e instaurando un vero e proprio regime di paura, aprendo gli insensati e dolorosi conflitti in Afghanistan e Iraq e limitando le libertà personali con misure altrettanto insensate come il famoso Patriot Act, senza dimenticare la chiusura rigida delle frontiere.

L’annuncio in diretta televisiva del presidente Obama dell’uccisione di Bin Laden pare in questo senso chiudere per sempre questa era del terrore. Era lui,  il terribile leader di Al-Qaeda che rappresentava lo spauracchio principale per i cittadini statunitensi e al di là della paura delle ritorsioni (una puerile paura direi, cosa aspettarsi da dei terroristi? La pace in cambio della sopravvivenza? Mah..) sicuramente questa paventata esecuzione ha definitivamente (almeno all’apparenza) chiuso questa grigia epoca.

É utopico pensare che tutto tornerà prima, che l’America tornerà a incarnare il sogno americano e che nel mondo si faccia strada presto la pace.

Ma l’eliminazione di un forte simbolo del male come Bin Laden lascia finalmente spazio dopo un decennio all’ottimismo, che per  una nazione duramente minata nelle sue certezze è qualcosa di estremamente grandioso.

E trattandosi della nazione e dello Stato più potente e importante del mondo, non può che riflettersi positivamente nel resto del globo.

Da parte mia nessun plauso, ma anche nessuna pietà per un uomo che non ha mai avuto rispetto della vita umana e che ha fatto la fine che era segnata nel suo destino di vile terrorista.

Che la vita, finalmente, continui.

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La bestia più feroce, pt. 2

Come purtroppo molti di voi sapranno, Vittorio non ce l’ha fatta.

Il suo corpo è stato ritrovato impiccato in una casa abbandonata a Gaza.

Le parole che mi vengono nel commentare questa ennesima tragedia sono al minimo, tale è lo sgomento e l’amarezza che mi assale nel riferire di quanta crudeltà sia capace l’uomo e di quanto ingiusto sia stato il destino di questo ragazzo di trentasei anni che ha combattuto per la pace e la libertà in uno dei territori più devastati di tutto il pianeta.

Ha sacrificato la sua vita perchè i palestinesi possano avere condizioni umani, mentre lui è stato ucciso e trattato in maniera disumana. Da riconoscere c’è che senz’altro i suoi assassini oltre a essere delle ignobili bestie non faranno sicuramente della maggioranza del popolo che lui ha sempre strenuamente difeso, il popolo per cui Arrigoni si è sempre battuto.

La sua famiglia, segnatamente sua madre, Egidia Beretta sindaco del comune di Bulciago (LC), ha espresso il suo dolore, ma anche l’orgoglio di quanto ha fatto in vita suo figlio.

Le sue spoglie arriveranno in Italia lunedì, perchè oltre alla barbaria subita, bisogna pure constatare la mancanza di sensibilità delle autorità israeliane che per nessun motivo aprono le frontiere di Gaza nel fine settimana.

Un’ultima amarezza per questa storia penosa senza lieto fine.

Un’ennesima constatazione sulla gratuita crudeltà delle bestia più feroce del pianeta Terra, l’uomo.


La bestia più feroce

Vittorio Arrigoni è un uomo che ha dedicato la sua vita alla causa palestinese. Trentasei anni, è un fervido attivista dei diritti umani e un giornalista che collabora col Manifesto, Peacereporter, e AgoraVox.

Inoltre, essendo sempre impegnato a raccontare quello che accade in zone a rischio, tiene un blog, Guerrilla Radio, dove informa costantemente quello che avviene sotto i suoi occhi, narrando di quanto crudeltà è spesso testimone.

Ebbene oggi Arrigoni ha dovuto constatare questa crudeltà non solo in qualità di osservatore, ma purtroppo in questa occasione si vede costretto a vestire i panni della vittima. É stato infatti rapito da un gruppo ribelle di salafiti, una cellula palestinese che fa riferimento ad Al-Qaeda, che minaccia di ucciderlo se il governo palestinese di Hamas non rilascerà dalle sue carceri i loro compagni di battaglia.

La notizia lascia attoniti e sconcertati, non solo perchè si rischia di contare un’altra ennesima vittima in nome di questi criminali ignobili, ma per la natura della persona, che si è sempre battuta perchè nel mondo non venisse mai versata una sola goccia di sangue per qualunque causa, senza fare distinzione di schierament0.

L’amarezza che ne consegue, sperando per la vita del povero Vittorio e augurandosi che venga presto liberato, è quella che Arrigoni forse avrebbe fatto meglio a dedicare la propria vita, il proprio talento, il suo spirito umanitario e di abnegazione con esseri che non gli avrebbero mai portato questi pericoli. Come tigri, leoni, serpenti, giaguari.

Perchè questa triste vicenda è l’ennesima vicenda che porta alla luce di come la bestia più stupida, feroce e pericolosa sia proprio l’uomo. Una razza che non ha meritato l’attenzione di Arrigoni e forse non merita nemmeno un elemento come Arrigoni fra i propri membri.

Tieni duro Vittorio.


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