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Persona non gradita

Persona non gradita. Così Lars Von Trier è stato “cortesemente” invitato ad abbandonare Cannes dalla direzione del Festival, dopo il terremoto nato dalle sue deliranti dichiarazioni sul nazismo e su Hitler durante la conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film Melancholia, presente in concorso.

Nel video della conferenza è disarmante notare la faciloneria in cui Von Trier si lascia andare a dichiarazioni provocatorie senza capo nè coda, come è altrettanto facile vedere come i giornalisti siano i primi a cascare in queste provocazioni, mentre è stato oltremodo triste osservare accanto a lui una splendida Kirsten Dunst, protagonista del film, che è assolutamente divorata dall’imbarazzo e dà l’impressione di aver voluto essere in qualsiasi altra parte del mondo, piuttosto che lì.

Personalmente ho sempre ritenuto Von Trier un regista mediocre di scarso talento, il cui unico merito è quello di far parlare di sè,  attraverso le sue trovate di cattivo gusto, a cominciare dall’immane boiata del manifesto del Dogma per terminare con la trilogia di Dogville, Manderlay e l’incompiuto Washington, al confine fra l’umorismo involontario e le dure prove di resistenza inflitte ai spettatori  che, come gli attori  e i protagonisti dei suoi film,  sono per Von Trier le cavie dove testare il suo gusto sadico della tortura psicologica. Senza dimenticare gli insensati colpi di scena di cui spesso si nutre il suo cinema. Eppure comunque il regista danese a Cannes era molto stimato e apprezzato sin dai tempi de Le onde del destino (1996) e che ha premiato con la Palma d’oro nel 2002 per Dancing in the dark.

Dopo il porno-vampiresco Antichrist (2009) Von Trier (tanto per rendervi l’idea del personaggio il “von” l’ha aggiunto lui stesso) pareva aver toccato il culmine delle sue provocazioni, ma, come si sa, al peggio non c’è mai fine. E in questo caso il peggio forse non è tutto dalla sua parte.

Perché Gilles Jacobi e la direzione del Festival  si scandalizzano di Von Trier che è un habitué della Croisette? Che aspettarsi da lui? Durante la promozione di Dancing in the dark,  dichiarò di rimpiangere l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia occupata dagli stalinisti, però nessuno glielo fece notare, nè tantomeno boicottò il film, che addirittura anzi trionfò a Cannes.

Alla fine penso che da questa storia escano tutti perdenti, il Festival che casca dalle nuvole, il cinema (del film non si è mai parlato),  Von Trier che almeno un tempo era più convinto delle sue provocazioni, che a me paiono puerili una volta di più.

Per fortuna che  a Cannes c’erano pure Moretti e Piccoli!


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