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La caduta dell’impero

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Non bastasse un Milan che arranca appena al di sopra la zona retrocessione, un Pdl alla costante ricerca di identità, di leadership, di programmi e in continua emorragia di consensi, per Silvio Berlusconi si fa largo anche una pesante crisi per il fiore all’occhiello del suo impero.

Parliamo di Mediaset che oggi, per la prima volta nella sua storia, ha fatto registrare un bilancio trimestrale con un pesante rosso di 88,4 milioni. Le perdite si riferiscono al terzo trimestre (luglio-settembre) del 2012 e il paragone con lo stesso periodo dello scorso anno è a dir poco sconfortante. In soli dodici mesi infatti Mediaset ha subìto un crollo di utili quantificabili in 90 milioni, visto che nel 2011 il bilancio trimestrale era stato chiuso con un utile di 1,4 milioni, che già all’epoca sembrò una frenata, rispetto agli anni precedenti.

Una vistosa caduta verso il basso dell’impero berlusconiano: i primi nove mesi del 2012 vengono chiusi con una perdita netta di 45,4 milioni di euro a fronte di 164, 3 milioni di utili registrati l’anno precedente. Un’emorragia che non sembra avere freno e che ha di fatto visto evaporare quasi 400 milioni di utili in un solo anno.

Fra il gennaio e il settembre del 2011 infatti i ricavi di Mediaset erano attestati sui 3,04 miliardi, mentre quest’anno non si è superata la somma di 2,655 miliardi di euro.  Secondo gli operatori del gruppo, la prima causa di questa grossa perdita di ricavi, è data dal crollo della raccolta pubblicitaria che in Italia è scesa complessivamente del 14 per cento.

Tuttavia,  da Mediaset sembrerebbe filtrare ottimismo e il marigine operativo lordo dovrebbe rientrare nei parametri di previsione stilati dall’azienda.  Il direttore finanziario del gruppo, Marco Giordani,  nel corso della conference call sui risultati trimestrali, ha posto l’accento sugli obiettivi raggiunti. “Siamo stati capaci di raggiungere l’obiettivo di risparmi in anticipo e stiamo lanciando un nuovo piano di altri 200 milioni per altri tre anni”. Secondo Giordani, “grazie al lavoro di riduzione della spesa pari a 220,4 milioni a fine settembre, l’obiettivo di 250 milioni all’anno – varato nel 2011 e da conseguire in tre anni – sarà raggiunto già a fine 2012”.

Al di là dei freddi numeri, che evidenziano in maniera inequivocabile la costante emorragia degli utili Mediaset, e dei proclami aziendali da spending review, è sotto gli occhi di tutti la piega negativa che stanno prendendo tutte o quasi le aziende del gruppo Berlusconi.

Il declino dell’uomo politico pare andare pari passo con il declino dell’uomo d’affari e, a parte qualche facile battuta (Berlusconi cederà al Psg anche Bonolis e la De Filippi?), è evidente come una fase della storia d’Italia stia per chiudersi con la caduta di quest’impero alla quale seguirà una nuova era, adesso più che mai densa di incognite, mentre nuovi imperatori e padroni tramano silenti alle spalle in attesa di scendere in campo e venire improvvisamente allo scoperto.

A meno che non vogliamo credere alla favola di nuovo Messia liberatore e all’alba di una nuova civiltà e di una nuova democrazia.

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Ma mi faccia il piacere

Ieri, mio malgrado, vedendo a spezzoni la trasmissione domenicale di Bonolis, “Il senso della vita”, mi sono imbattuto in una delle sue famigerate interviste fotografiche, dove il conduttore non fa domande ma fa vedere delle immagini all’oggetto dell’intervista e su queste immagini l’ospite è chiamato a fare una serie di considerazioni.

Il protagonista di ieri sera di questa fotointervista era (me tapino!) Alfonso Signorini, la risposta italiana a una domanda che nessuno ha mai posto. Nel corso di questa rassegna fotografica Signorini ha raccontato una serie di aneddoti che hanno riguardato la sua vita, storie che lo hanno ritratto in prima persona.

Devo dire che molti dei suoi racconti mi hanno convinto assai poco, tale era l’assurdità di alcune situazioni, che per carità possono essere vere, ma avevano tutta l’aria di essere dei copioni scritti in precedenza e fatti belli e pronti per l’occasioni.

Il dubbio è diventato certezza in occasione di due racconti in particolare. In uno, Signorini parla della sua prima avventura omosessuale con un marchettaro di provincia, da lui portato sino a Parigi (come portarsi una prostituta a Venezia). Questo coatto (ma un gran figo, a sentire l’Alfonsina) aveva ordinato il servizio in camera che però non arrivava mai, perchè lui non appena i camerieri bussavano diceva: “Apré(s)!” , che in francese significa dopo…AHAH! Una barzelletta vecchia almeno quarant’anni! Ovviamente la Signorina non ha fatto cenno minimamente alla barzelletta, tra l’altro ripresa in un vecchio filmaccio dei Vanzina con Cristian De Sica, come potete vedere qui:

Un altro aneddoto riguarda il suo primo incontro con Berlusconi,  all’epoca non ancora entrato in politica e nemmeno famoso, dunque (stando alle sue parole) non era né proprietario del Milan, nè delle tre reti televisive. Signorini racconta che passò l’esame per fare l’agente immobiliare per la sua azienda e al momento del colloquio ne uscì talmente convinto che lui stesso ebbe la voglia di comprarsi un monolocale.  Innanzitutto da dire c’è che già nel 1981 c’era Canale 5 e Signorini all’epoca era diciottenne, dunque pare già una forzatura. In secondo luogo la storia, con delle lievi variazioni, è la stessa che raccontò una ventina d’anni fa in televisione Roberto Gervaso. Ma sicuramente mi sbaglio.

Nel dubbio, un invito finale a Signorini: ma mi faccia il piacere!


Ai confini della realtà

Ai confini della realtà, molti lo ricorderanno, è stato il titolo italiano della serie americana The Twilight Zone (l’ora del crepuscolo). Il telefilm è stato uno dei primi grandi successi della televisione ed è andato in onda dal 1959 al 1964, venendo poi omaggiato al cinema con un film che riprendeva tre vecchi episodi nel 1983.

Il suo successo non ebbe lo stesso seguito nelle edizioni di rifacimento successive, fra il 1985 e il 1989 e fra il 2002 e il 2003. Il suo canovaccio era quello – tipicamente hitchcockiano – di mettere al centro della scena, personaggi e situazioni di vita comuni, turbati però da improvvise scariche di ignoto e di mistero che spesso sfociavano nella fantascienza, mantenendo un alto livello di suspense.

Quello che è accaduto qualche giorno fa a Canale 5 ha rasentato questi livelli di fantascienza, ma la suspense è stata piuttosto modesta, la sceneggiatura piuttosto piatta e i protagonisti mediocri figuranti. Eppure è stato veramente un episodio degno di “Ai confini della realtà”. Se solo fosse frutto dell’immaginazione.

Accadde che a Forum, una delle trasmissioni più false e ignobili (e sono tante) che affollano l’etere, una sedicente robusta signora di mezza età, dice di essere de L’Aquila e loda in continuazione l’operato del governo e della protezione civile nella zona devastata dal terremoto, affermando più volte che in poco tempo tutto è tornato alla normalità e gli aquilani godono di tutti i comfort venuti tragicamente a mancare dal momento della tragedia.

Tutto molto bello se non fosse che questa signora, tale Marina Villa di 50 anni, a L’Aquila forse non ha mai messo piede. Gli aquilani infuriati hanno infatti subito denunciato che questa millantatrice è stata pagata 300 euro per recitare questa sconcertante parte. Oltre a denunciare ovviamente che niente di più falso è relativo al suo racconto, con i cittadini abruzzesi costretti ancora a vivere in condizioni disperate.

La difesa della signora?:

“Ma che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta.Ma che pretendono. Io non c’entro nulla. Ho chiesto di partecipare alla trasmissione e quando gli autori hanno saputo che ero abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo. Mi hanno spiegato loro quello che avrei dovuto dire. Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori. Anche Gualtiero, che nella puntata interpretava mio marito, recitava. Lui è un infermiere di Ortona. Hanno scelto un altro abruzzese per via del dialetto”.

Vendere la propria dignità per trecento euro, mi rendo conto, non è da tutti. Eppure la Villa c’è riuscita.

In piena bufera la sedicente aquilana ha tentato un salvataggio in extremis dicendo che non immaginava di scatenare un putiferio simile e provando a scusarsi. Non lo immaginava eh? Complimenti per il suo spirito analitico, il suo acume e la sua sincerità.

Ancora più raccapricciante è la difesa della signora Rita Dalla Chiesa (orfana di un generale ucciso dalla mafia):

“Mi trovo ad affrontare un mare di cose ingiuste che il pubblico sta scrivendo sia su Forum che su di me. Non credo di meritare quanto sta accadendo. Voglio mostrarvi il curriculum della donna intervenuta in trasmissione in maniera tale da poter dimostrare la nostra buonafede. Lei stessa ha scritto di abitare in un paese vicino a Onna e la storia che ci ha fornito è la stessa che noi ci siamo limitati a raccontare. Invito l’Assessore Pezzopane a contattarci perché anche a noi sia concesso il diritto di replica”.

Mi complimento con il suo staff che non si prende minimanente la briga di controllare mezza volta la veridicità dei fatti e dei personaggi. E la sua scusa, signora Dalla Chiesa, è talmente penosa non ammettere nessun diritto di replica.

La verità più vera è che Forum è un’accozzaglia di menzogne e falsità che adesso si è dipinta pure di strumento di propaganda politica del falso, come ai bei tempi del mai troppo dimenticato MinCulPop di fascista memoria.

A tal proposito mi viene da ricordare la figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa, partigiano anti-fascista, generale dei carabinieri, morto per mano della mafia.

E padre di Rita.

Spero non si rivolti troppo nella tomba.

 

 


Premium (I)Net(t) Tv

Debutta oggi, dopo la presentazione avvenuta ieri, il nuovo servizio offerto da Mediaset, Premium Net Tv.

Stando alle affermazioni di Piersilvio Berlusconi «Dopo il successo di Premium On Demand, abbiamo deciso di offrire al pubblico televisivo un servizio che per livello tecnologico, facilità d’uso, qualità e freschezza di contenuti rappresenta un’innovazione senza precedenti».

«Mediaset, leader nella free tv e nella pay tv digitale terrestre  – continua Piersilvio –  con Premium Net Tv lancia per prima in Italia con spirito imprenditoriale la tv del futuro, la vera tv su misura per i desideri di ogni telespettatore. L’unica che dà libertà totale».

Magari ci fosse qualcosa di vero, la cosa sarebbe anche interessante.

Innanzitutto da dire c’è che i servizi Rai e La7 on demand sono attivi già da un bel pezzo, e non chiedono nulla in cambio del tuo clic, è tutto gratuito e pressocchè illimitato, salvo per quei film o quelle serie che non sono disponibili, per motivi di diritti e copyright, per la consultazione online.

In secondo luogo mi sfugge l’utilità di questo “innovativo” servizio, dato che l’accesso è riservato ai soli possessori di tessera Mediaset Premium.

Quale utilità può avere un abbonato nel vedere sul pc i programmi che può tranquillamente vedere in tv?

Bah, speriamo che Piersilvio risponda a questa mia domanda, perchè il dubbio che mi assale è assai forte.

Altra curiosità è che Mediaset è l’unico network nazionale italiano che non ha un proprio canale su Youtube.

E tutto questo non è affatto un caso dato che Berlusconi e i suoi sono impegnati in una causa milionaria contro il colosso della rete.

La cosa più curiosa è che cercano di combatterlo facendo pagare gli internauti, la qual cosa è una bestemmia per il 99% abbondante dei fruitori della rete e i suoi servizi.

La mia sensazione è che questa fantomatica novità non sia altro che una sonora bufala che non aggiunge nulla agli altri (monchi) servizi che Mediaset offre su internet e che più una Net Tv sia una evidente e clamorosa Inett Tv.


Lassù qualcuno non ci ama

Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi.

Una massima vecchia come il mondo, ma che pare essere tornata prepotentemente d’attualità in questi ultimi giorni, dove la crisi di valori è vertiginosa, eppure pare del tutto chiaro di come quella di scherzare con le religioni, sia il vertice massimo delle nefandezze, a dispetto di guerre, omicidi, stupri, rapimenti, corruzione e chi più ne ha chi ne metta.

Guai a toccare Maometto, sennò la Fatwa è dietro l’angolo, guai a toccare Dio, altrimenti si finisce al confino.

La mia non vuole in nessun modo essere una polemica atta a legittimare la blasfemia che di per sè trovo stupida, quando è gratuita, ma piuttosto gradirei rimarcare l’ipocrisia che si cela dietro l’intoccabilità di certi tabù, tali soli per alcuni (e non per altri senza ricordare recentissimi episodi) e tali solo nella pubblicità di queste manifestazioni, purtroppo o comunque malgrado sia, molto frequenti nella vita di tutti i giorni.

Altrettanto ovvio mi pare sottolineare che non sono certo un habitué di queste situazioni, né un moralizzatore assolutista.

Comunque per non perdere il filo del discorso, volevo riallacciarmi a quanto accaduto in quel triste teatrino televisivo che è diventato una volta di più il Grande Fratello, un tempo evento imperdibile  per molti spettatori, adesso scaduto sempre più a icona del trash più becero, che comunque continua a nutrire di un seguito consistente di audience.

Ma dato l’altrettanto consistente timore di perderlo, questo audience, gli autori (!?) pensano bene di studiare nuove formule, per accattivarsi le morbose curiosità del pubblico, fra cambi di regolamento in corsa, tentativi studiati di inciuci e così via dicendo.

L’ultima in ordine è quella della cacciata poi ammissione e di nuovo cacciata per bestemmia, arrivando persino ad annullare un televoto (dimenticandosi di rimborsarne uno precedente) con tanto di scuse al pubblico.

Eh, sennò lassù si arrabbiano davvero, e quaggiù si offendono e cominciano a boicottare la trasmissione.

Eppure sulla Gazzetta dello Sport dell’11 gennaio , nella ormai nota sezione “Altri Mondi”, in un articolo firmato da Andrea Pugliese, leggevo questo:

“Nella casa ieri sono entrati sei nuovi volti, tanto per minare gli equilibri interni. Basti pensare alle love story: Ferdinando e Angelica (che aveva messo gli occhi su Massimo) sono agli sgoccioli, mentre il triangolo amoroso tra Davide, Rosa e l’austriaca Olivia è sempre più infuocato.”

La pornografia sentimentale, quella fattuale, loro sì sono ammesse, le bestemmie, mai.

D’altronde il comandamento è uno solo, mi pare.


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