Ma mi faccia il piacere

Ieri, mio malgrado, vedendo a spezzoni la trasmissione domenicale di Bonolis, “Il senso della vita”, mi sono imbattuto in una delle sue famigerate interviste fotografiche, dove il conduttore non fa domande ma fa vedere delle immagini all’oggetto dell’intervista e su queste immagini l’ospite è chiamato a fare una serie di considerazioni.

Il protagonista di ieri sera di questa fotointervista era (me tapino!) Alfonso Signorini, la risposta italiana a una domanda che nessuno ha mai posto. Nel corso di questa rassegna fotografica Signorini ha raccontato una serie di aneddoti che hanno riguardato la sua vita, storie che lo hanno ritratto in prima persona.

Devo dire che molti dei suoi racconti mi hanno convinto assai poco, tale era l’assurdità di alcune situazioni, che per carità possono essere vere, ma avevano tutta l’aria di essere dei copioni scritti in precedenza e fatti belli e pronti per l’occasioni.

Il dubbio è diventato certezza in occasione di due racconti in particolare. In uno, Signorini parla della sua prima avventura omosessuale con un marchettaro di provincia, da lui portato sino a Parigi (come portarsi una prostituta a Venezia). Questo coatto (ma un gran figo, a sentire l’Alfonsina) aveva ordinato il servizio in camera che però non arrivava mai, perchè lui non appena i camerieri bussavano diceva: “Apré(s)!” , che in francese significa dopo…AHAH! Una barzelletta vecchia almeno quarant’anni! Ovviamente la Signorina non ha fatto cenno minimamente alla barzelletta, tra l’altro ripresa in un vecchio filmaccio dei Vanzina con Cristian De Sica, come potete vedere qui:

Un altro aneddoto riguarda il suo primo incontro con Berlusconi,  all’epoca non ancora entrato in politica e nemmeno famoso, dunque (stando alle sue parole) non era né proprietario del Milan, nè delle tre reti televisive. Signorini racconta che passò l’esame per fare l’agente immobiliare per la sua azienda e al momento del colloquio ne uscì talmente convinto che lui stesso ebbe la voglia di comprarsi un monolocale.  Innanzitutto da dire c’è che già nel 1981 c’era Canale 5 e Signorini all’epoca era diciottenne, dunque pare già una forzatura. In secondo luogo la storia, con delle lievi variazioni, è la stessa che raccontò una ventina d’anni fa in televisione Roberto Gervaso. Ma sicuramente mi sbaglio.

Nel dubbio, un invito finale a Signorini: ma mi faccia il piacere!


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